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	<title>Caffe' Procope &#187; Opinioni</title>
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	<description>Il Giornale on line di Marcianise: cronaca, politica, cultura, sport ed altro</description>
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		<title>Io ci provo a vivere una vita normale &#124; di Milena Taddia</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 17:58:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caffe Procope</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ed io ci provo a vivere una vita normale. Ad aprire le finestre di notte e pensare che non succederà. Che stanotte sarà solo vento e fresco. E aria. E null’altro. Che non ci saranno fumi neri a bruciare la gola. Che non ci saranno tanfi e fetori e lacrimarmi gli occhi mentre canto la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ed io ci provo a vivere una vita normale. Ad aprire le finestre di notte e pensare che non succederà. Che stanotte sarà solo vento e fresco. E aria. E null’altro. Che non ci saranno fumi neri a bruciare la gola. Che non ci saranno tanfi e fetori e lacrimarmi gli occhi mentre canto la ninna alla piccola che non vuol dormire. Le canto delle gioie di mamma e del mondo, la quieto se prende capricci ed ha paura del buio. C’è la nostra vita dentro queste creature che crescono e giocano<br />
senza tanti diritti. Mi chiedo cosa daremo a loro domani se neanche l’aria la meritiamo più. E canto la ninna per renderla serena, io che temo ogni notte di farla respirare e prego il buon Dio, i santi, gli spiriti della natura ed ogni ente sovrannaturale di evitarci notizie infami. Perché io mi sento così. In un terribile gioco alla roulette russa che non ho voluto. Né per me né per i miei figli. Questa terra e veleno che guardo mi fa star male. Passo per le mie campagne e le guardo con l’occhio scrutatore di chi cerca il male dov’è. Povera terra violentata. Da anni di abbandono, ignoranza, malaffare, camorra e politica incapace se non connivente. E qui i fanghi, e là i fusti, l’amianto, gli scarichi, le buste che arrivano dal nord. E ancora le medicine, i residui delle fabbriche dismesse. E cos’altro?<br />
Ah sì, le polveri, le ceneri, i liquami. E domani sarà un altro giorno di roghi e cumuli neri per strada. E di mamme con i passeggini. E di papà con le biciclette. Ognuno alla ricerca di una normalità che non ci è concessa. E daremo il nostro latte a queste creature sperando ci sia una tale diversità con le vacche e le bufale abbattute per l’alta concentrazione di diossina nel latte, da metterci al riparo da timori. Ma è meglio non pensarci sennò si campa male. Meglio continuare a non guardare e a fingere che tutto sia normale, in questa terra dove le risposte sono peggiori dei dubbi. E noi ci proveremo ad averla, una vita normale andando a parchi, oggetto di polemiche e dubbi. Ma non ci faremo domande. E verranno in casa ditte a fare lavori in economia ed economicamente sverseranno i rifiuti nelle campagne del vicino mentre le ditte del vicinato verranno da noi. E’ il normale vivere delle nostre zone. Un scambio equo di veleni e strafottenza, in questa terra figlia dell’ignoranza. E in questa ricerca di una vita normale, suonerà alle 7 la sveglia a Marcianise come ad Aosta. Ma a noi forse un po’ di più potrebbe toccare di lavorare in ditte che inquinano, che ci fanno sanguinare il naso, che ci consumano le piante dei piedi. Ahinoi, malasorte. Ma siamo abituati a star zitti comunque, noialtri povera gente dal cuore nobile e dalla mente fragile che da piccoli per strada, abbiamo capito che è il più forte che ha ragione. Si chiami padrone, imprenditore, politico o camorrista. Tanto una casa ce l’abbiamo, nella nostra vita che vuole essere normale. Che deve essere nomale. E l’amore di mamma e papà sono uguali in tutto il mondo. Non ci sono mostri né veleni nell’abbraccio di un figlio. Non c’è paura né timore negli occhi di un papà.<br />
Non c’è pericolo, non c’è violenza, non c’è tossina nelle cure di una mamma. In fin dei conti, basterebbe non aprire le finestre. Basterebbe qualche volta, non respirare per evitare di pensare a come sarebbe vivere una vita ovunque normale&#8230;</p>
<p><strong><em>Milena Taddia</em></strong></p>
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		<title>Quando eravamo ipocriti &#124; di Giuseppe Vittorio De Chiara</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Jul 2010 18:21:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caffe Procope</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Era il 6 aprile 2009 quando il boato della solidarietà destò Marcianise alle 3:32 del mattino. Con epicentro a L’Aquila, un sisma del VI grado Richter rase al suolo una provincia e falciò 309 vite. La Marcianise degli aperitivi e delle tavole rotonde calcistiche scoprì il fascino della benevolenza. Il terremoto non aveva colpito il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Era il 6 aprile 2009 quando il boato della solidarietà destò Marcianise alle 3:32 del mattino. Con epicentro a L’Aquila, un sisma del VI grado Richter rase al suolo una provincia e falciò 309 vite. La Marcianise degli aperitivi e delle tavole rotonde calcistiche scoprì il fascino della benevolenza. Il terremoto non aveva colpito il Cile o la Nuova Zelanda, aveva sbagliato mira, aveva mirato sulla nazione campione del mondo e aveva centrato una terra uguale a lei.  L’assordante fragore privò la gioventù marcianisana dell’unica certezza: la terra sotto il tavolino del bar avrebbe potuto cedere in qualsiasi momento. Bisognava intervenire immediatamente. Mentre lo stato era inerme, e continuava a fregiarsi del titolo di “Repubblica”, nonostante si fosse lasciato trovare impreparato di fronte all’ennesima tragedia, il piccolo centro di Terra di Lavoro partorì la soluzione. Organizzò gruppi tematici su facebook. Pubblicò coordinate di conti correnti e recapiti telefonici a cui inviare sms.  Cantò. Non si spostò più di tanto dal bar. E cantò, cantò forte. Una soave melodia intrisa dell’aroma della salsiccia e dei friarielli raccolse 3mila euro destinazione Abruzzi. Non ascoltai una nota quel pomeriggio, non versai un centesimo. Non ho mai creduto nella beneficenza spettacolarizzata stile Telethon o La Fabbrica del sorriso. Mi dissero che Marcianise era migliore di me. Lei ci aveva creduto.  </p>
<p>Dal sisma sono trascorsi 458 giorni. La soluzione concepita è apparsa insoddisfacente. Lo hanno capito anche a L’Aquila. Quando i terremotati hanno compreso che Marcianise non avrebbe più organizzato gruppi su facebook, pubblicato conti correnti e numeri telefonici, e soprattutto non avrebbe più cantato, hanno lasciato le comode tendopoli e gli accoglienti camper, per chiedere attenzione al capo del Governo. Non si poteva mai sapere: memore delle esaltanti strimpellate in crociera, il buon Silvio avrebbe potuto organizzare un concerto ancor più partecipato di quello tenuto a Marcianise.  I buoni propositi degli Aquilani sono miseramente caduti quando a Roma, nei pressi della residenza del presidente del consiglio, gli unici strumenti che hanno suonato, sono stati i manganelli.</p>
<p>Qualcuno forse a Marcianise avrà saputo, ma non ha organizzato gruppi su facebook, pubblicato coordinate bancarie e numeri telefonici. Neppure ha cantato.</p>
<p>Strano.  Di solito ci si mobilita quando la solidarietà chiama a rapporto. L’ amministrazione  comunale ebbe addirittura la premura di riunire la commissione cultura per stilare un documento in cui “condannava il vile attentato ai danni del presidente Silvio Berlusconi, perpetrato da tal Massimo Tartaglia”. Della vile aggressione agli Aquilani neppure un trafiletto sul sito del comune.</p>
<p>Va beh! Questa sera in tivvù c’è la finale dei mondiali di calcio. E’ ora di organizzare gruppi su facebook e di cantare.</p>
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		<title>A proposito di Nickname &#124; di Felice Colella</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Jul 2010 05:23:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caffe Procope</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le trasformazioni , le innovazioni , i cambiamenti che hanno interessato il mondo e la società negli ultimi trent’anni non trovano pari, anche volendoli comparare, con periodi storici di gran lunga più considerevoli. Secondo il mio parere, gli elementi, le azioni che più hanno contribuito a tale stato di cose, sono da ascrivere, maggiormente, alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le trasformazioni , le innovazioni , i cambiamenti che hanno interessato il mondo e la società negli ultimi trent’anni non trovano pari, anche volendoli comparare, con periodi storici di gran lunga più considerevoli. Secondo il mio parere, gli elementi, le azioni che più hanno contribuito a tale stato di cose, sono da ascrivere, maggiormente, alla diffusione di Internet ed a una visione globalizzata del mondo. Evidentemente, questo binomio è strettamente ed inscindibilmente collegato, nel senso che l’uno non sarebbe possibile in assenza dell’altro. Da una parte l’economia e l’impresa si muovono in ambiti e scenari, prescindendo confini ristretti e nazionali, per aggredire mercati e bisogni fin ora irraggiungibili, dall’altra parte, mezzi e strumenti di informazione e social network permettono il veicolare di flussi di conoscenze ed informazioni raggiungendo i posti più reconditi della terra, partendo da quelli più disparati. Grandezza della RETE !!! Possiamo immaginarci un futuro senza WEB ? Abbiamo abbattuto tutte le frontiere, possiamo leggere i blog di cinesi, tibetani, afgani e coreani, possiamo sentire gli aneliti di libertà di popoli oppressi, possiamo leggere e dare conforto a un filippino, sollevare l’umore di russo piuttosto che confrontarci con gli ideali di un americano !!!! Seduti davanti alla nostra bella scrivania, possiamo raggiungere in tempo reale, con un semplice click, un cittadino sdraiato nei prati di Central Park a New York !!! Viaggiando comodamente in treno possiamo chattare con il nostro amico in Australia o in Papuasia. Accettando una semplice richiesta d’amicizia entriamo nel mondo sconosciuto ed affascinante di uno studente di Cambridge !!! Da subito possiamo dialogare, discutere, argomentare, discettare, mandare in giro per il mondo una nostra idea, carpire una tendenza, una moda d’oltre oceano, avere un occhio aperto e vigile su tutto quello che succede nel mondo. La rete allarga e disperde i confini, accorcia le distanze e rende piccolo il mondo, la rete non ha bisogno di nomi né di volti, essa ha motivo di essere e propagarsi perché vive di idee, di informazioni, di cultura, perché il suo obiettivo primario è liberarsi di bavagli e diffondere ideali, libertà e democrazia. Partendo da questo assioma, appare inutile, forse addirittura causa di disvalore, il voler omologare l’idea, il concetto, il contributo alla discussione definendo chi dice, che cosa. In generale la RETE, nel particolare i social network , devono assolvere ad un imperativo categorico, quello di diffondere notizie ed avvenimenti che fino a pochi anni fa venivano diffuse e circoscritte in ambiti ristretti e territorialmente definiti. Gli stessi sono e devono essere visti, come uno strumento in mano ai cittadini, uno strumento che la gente normale può utilizzare per denunciare, per commentare, piuttosto che diffondere realtà ed avvenimenti che altrimenti sarebbero filtrati se non imbavagliati. Strumenti che utilizzati nel modo corretto riescono, in maniera quasi inavvertita, a creare una nuova coscienza civica e critica, qualcuno parla addirittura di un altro potere !! In altre parole a fare opinione rispetto ad un potere conservatore ed auto referenziale. Nel mio piccolo vivo la realtà locale di Caffè Procope, come la piazza virtuale della mia città , il luogo dove è possibile pubblicare ciò che ci indigna o che ci scandalizza, il luogo dove è possibile commentare gli eventi e dire la propria, magari anche con una buona dose di ironia, perché alla fine della fiera, l’importante è mai prendersi troppo sul serio !! Io faccio ciò utilizzando spesso un nickname, non ci trovo nulla di male. Voi ? voi fate come volete.</p>
<p><strong><em>Felice Colella</em></strong></p>
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		<title>Anche Goethe amava Marcianise &#124; di Alessandro Tartaglione</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Jul 2010 18:17:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caffe Procope</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi fanno ridere quelli che si sorprendono a vedere le nostre campagne come piccole e medie discariche di monnezza. In questo caso, come in ogni evento, è l’economia che muove tutto. No, non sto pensando al traffico dei rifiuti o roba simile. Sto dicendo semplicemente che quando la terra non è più considerata un bene prezioso, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marcianise.info/wp-content/uploads/2010/07/pioppi_uva.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-5856" title="pioppi_uva" src="http://www.marcianise.info/wp-content/uploads/2010/07/pioppi_uva-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Mi fanno ridere quelli che si sorprendono a vedere le nostre campagne come piccole e medie discariche di monnezza. In questo caso, come in ogni evento, è l’economia che muove tutto. No, non sto pensando al traffico dei rifiuti o roba simile. Sto dicendo semplicemente che quando la terra non è più considerata un bene prezioso, e cioè come la ragione principale della tua sopravvivenza, allora è chiaro che per te, come per chi ci porta spazzatura, non è altro che uno spazio qualsiasi dove appoggiare un po’ di rifiuti in attesa che qualcuno (chi?) li vada a togliere.<br />
Pensate solo per un attimo, facendo lavorare la vostra fantasia, se qualcuno avesse provato 30-40 anni fa a depositare il suo sacchetto di spazzatura su un terreno di un contadino che coltivava tabacco, grano, granturco e compagnia bella. Sarebbe stato come se qualcuno ti fosse venuto a sputare nel piatto di maccheroni imbottiti in una qualunque domenica di festa. Sarebbe stata, insomma, una violenza inverosimile, ed infatti non accadeva. Le campagne erano pulite e profumate perché Marcianise significava “lavoro agricolo”, fonte di sostentamento unica e vera. Sterminati terreni fertilissimi in cui l’acqua si attingeva da tutte le parti: dalle limpide “Ripe di Santa Venere”, dove si metteva a macerare anche la canapa, o direttamente dal terreno, dove bastava fare un diavolo di buco per vedersi sgorgare a fiotti il liquido trasparente che serviva ad abbeverare piante e animali.<br />
Anche il paesaggio era straordinario, lo stesso che incantò <strong>Goethe</strong> nel suo Gran Tour italiano. Ecco cosa scrisse quando ammirò le nostre campagne: “Solo in questo paese si può capire cosa sia la vegetazione e perché si coltivino i campi. Il lino è già presso a fiorire, il grano è alto una spanna e mezza. La regione intorno a <strong>Caserta</strong> è tutta pianeggiante, i campi sono lavorati con nitore uniforme, simili ad aiuole di giardini. Ovunque s’innalzano pioppi cui si allaccia la vite, che pur ombreggiando il suolo non impedisce la messe più rigogliosa. Che mai avverrà al prorompere della primavera!”.<br />
Questo splendido ritratto è perfetto per descrivere cosa erano le nostre campagne, lo stesso paesaggio ricordato e vissuto dai nostri nonni e padri e, prima di loro, da generazioni e generazioni. Ma la terra era stata per essi la fonte unica di sopravvivenza, un bene indispensabile ed irrinunciabile. Se qualcuno crede ancora di recuperare le campagne ed il paesaggio tipico nostrano muova il sedere e pensi che non basteranno bonifiche e fesserie varie: l’unica soluzione è quella di riconvertire le campagne da discariche in luoghi di produzione agricola. Per fare ciò basta svegliare il contadino che si cela dietro la patina di uomo moderno, in poche parole basta far trasalire l’uomo saggio e sperare di far addormentare per sempre quello imbecille.</p>
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		<title>Incredibile, il Sindaco querela anche Caffè Procope</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Jun 2010 04:25:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caffe Procope</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Incredibile ma vero, la denuncia querela nei confronti dell&#8217;Api, da parte del sindaco e della giunta comunale riguardante la vicenda del Piano di Recupero del Centro Storico di Marcianise, è stata estesa anche a Caffè Procope. Il nostro giornale sarebbe colpevole di aver linkato il video-denuncia del partito Alleanza per l&#8217;Italia. Insomma a parere dell&#8217;amministrazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Incredibile ma vero, la denuncia querela nei confronti dell&#8217;Api, da parte del sindaco e della giunta comunale riguardante la vicenda del <strong>Piano di Recupero del Centro Storico</strong> di Marcianise, è stata estesa anche a <strong>Caffè Procope</strong>. Il nostro giornale sarebbe colpevole di aver linkato il video-denuncia del partito Alleanza per l&#8217;Italia. Insomma a parere dell&#8217;amministrazione comunale, Caffè Procope avrebbe partecipato alla presunta diffamazione a mezzo stampa facendo conoscere ai propri lettori un video pubblicato sulla piattaforma <strong>YouTube</strong>.<br />
Se c&#8217;è stata diffamazione e se il nostro giornale sia corresponsabile o meno lo deciderà la magistratura alla quale ci affidiamo serenamente. Noi ci limitiamo a far notare alcune singolari circostanze ai nostri lettori. Il video &#8220;incriminato&#8221; circolava già da diversi giorni su <strong>Facebook </strong>ed è tuttora presente anche sul sito dell&#8217;Api provinciale (<a href="http://www.api-caserta.it/public/">http://www.api-caserta.it/public/</a>). Insomma era già ampiamente di pubblico dominio ed accessibile a tutti e Caffè Procope ha semplicemente linkato il codice Youtube. Perché quindi coinvolgerci in una vicenda che nella migliore delle ipotesi si tratta di uno scontro politico tra opposte fazioni? Che tipo di rapporto vuole avere il Sindaco e l&#8217;amministrazione comunale nei confronti della libera informazione?</p>
<p><strong>Caffè Procope</strong> in poco più di due anni è riuscito a diventare il giornale dei marcianisani.  Un punto di riferimento per tutti i cittadini dove è possibile informarsi su tutto ciò che accade nella nostra città: dalla cronaca alla politica, dalla cultura all&#8217;arte, dallo sport alla musica, ecc. Abbiamo dato voce a tutti, ma proprio tutti coloro che avevano qualcosa da comunicare, stimolando quotidianamente un dibattito pubblico su tutto ciò che accade a Marcianise. Attraverso il meccanismo dei forum sui commenti siamo riusciti a diventare la prima piazza virtuale della città dove si scambiano commenti, si discute, si critica, si avanzano proposte. Abbiamo approfondito alcuni temi di interesse della cittadinanza: la scuola, la tarsu, l&#8217;ambiente, l&#8217;ospedale, le bollette ecc. Abbiamo anticipato notizie e costretto spesso le autorità competenti ad intervenire per risolvere disagi avvertiti dalla cittadinanza. Abbiamo dato voce ai tifosi del Real Marcianise che soffrono per la perdita della loro squadra del cuore. Con la rubrica &#8220;Marcianise c&#8217;è&#8221; siamo riusciti a comunicare che ci sono persone nella nostra città che ci fanno sentire fieri di essere nati in questo posto. Abbiamo cercato di raccontare le vicende politiche locali andando oltre la normale cronaca, stigmatizzando comportamenti non all&#8217;altezza di una grande ed importante città come Marcianise. Abbiamo proposto sondaggi per capire come si evolve l&#8217;opinione dei cittadini sull&#8217;intera classe dirigente che li amministra. Insomma abbiamo fatto informazione e tutto ciò  stato premiato: ogni giorno circa duemila persone si collegano al nostro giornale per attingere informazioni. Un successo, il nostro, che probabilmente infastidisce una certa politica bacchettona non abituata al confronto vero, leale e trasparente.</p>
<p>Riteniamo un grave errore da parte del Sindaco e della giunta comunale coinvolgerci in vicende che non ci appartengono. Leggiamo in questa denuncia un tentativo di &#8220;intimidazione&#8221; nei confronti del nostro giornale al quale reagiremo semplicemente continuando a fare quel che abbiamo sempre fatto: informare, informare, informare.</p>
<p><strong><em>La Redazione di Caffè Procope</em></strong></p>
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		<title>C&#8217;era una volta il Centro Storico e le Venelle &#124; di Pasquale Gentile</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jun 2010 06:56:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caffe Procope</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho sempre pensato di essere fortunato ad abitare nel centro storico, non so il perché, ma il solo pensiero mi inorgogliva, anche perché pensavo di avere tutto a portata di mano. Bastava che scendessi ed avevo una salumeria, un tabacchino, la farmacia e la serie di negozi e in pù avevo l’ospedale a pochi passi. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho sempre pensato di essere fortunato ad abitare nel centro storico, non so il perché, ma il solo pensiero mi inorgogliva, anche perché pensavo di avere tutto a portata di mano. Bastava che scendessi ed avevo una salumeria, un tabacchino, la farmacia e la serie di negozi e in pù avevo l’ospedale a pochi passi. Mi ripetevo fra me e me, sto al centro del mondo in pochi metri quadrati ,ma mi sbagliavo. Si sa il tempo porta via le comodità o meglio l’evolve verso altri lidi. Come naturale che succede il mio centro del mondo si stava spostando: il tabacchino se ne andato, l’ospedale spostato nella zona nuova di Marcianise, i negozi man mano hanno chiuso i battenti o si sono spostati. Mi era rimasta solo la farmacia e la salumeria il resto era deserto, abbandonato a sé stesso e tutto sembrava una cartolina da ultimo uomo sulla terra.<br />
Ecco oggi è questo lo stato del Nostro Centro Storico,cumuli di macerie, di palazzi fatiscenti e soprattutto la non salvaguardia e tutela di un pezzo di città che è stato forse per il 90% dei residenti di Marcianise l’inizio della vita. Pensate solo alle caratteristiche “Venelle” icona di tante generazioni. Dai racconti di mio nonno e in seguito mio padre, un tempo in quelle viuzze strette e sconnesse ci abitavano una marea di persone, in stanze strette, ma insieme in allegria e con la povertà di quei tempi. Poi col tempo i figli delle Venelle sono diventati grandi e hanno generato altri figli in altri posti ma avevano rimasto un messaggio di salvaguardia di quel tratto piccolo del centro storico .Infatti come non ricordare le nostre prime avventure amorose dietro alle Venelle, un luogo romantico, appartato per potersi scambiare baci e carezze, oppure per dichiararle il proprio amore. Quei ragazzi e ragazze sono cresciuti ed hanno abbandonato le Venelle e la mitica Piazza Umberto I, destinazione di tanti pomeriggi e serate spensierate con gli amici. Oggi tutto questo non esiste più, esistono solo incuria e abbandono, come le venelle che sarebbero diventate un qualcosa da buttare, da non valutare ma bensì affossarle nel più totale abbandono. Se vi fate un giro assisterete allo squallore più assurdo: dinanzi ad un palazzo che oramai è diventato un rudere, troverete di tutto, materassi, buste dell’immondizia e fino a due settimane fa anche un motorino smontato. Peggio di quelle campagne abbandonate nei Regi Lagni. Oggi nessuno se ne importa di queste caratteristiche straduzze, che in tanti hanno come ricordo dolce, a volte rivivono grazie all’abnegazione dei Ragazzi del Majeutica che organizzano da vari anni la Sagra del Vino. I quei giorni le straduzze si colorano,vivono i tempi andati ma soprattutto sono protagoniste della loro storia e della loro valenza sociale che ha dato nel tempo. Varie Amministrazioni hanno sempre puntato e soprattutto sponsorizzato una riqualificazione del Centro Storico, ma poi a fatti non hanno fatto nulla, hanno solo speculato su una bellezza che sta bene dove è, ma guai a metterci le mani, anche perché forse non è chiaro nemmeno a loro di cosa intendono fare del Centro Storico.<br />
Di Proposte c’è ne sarebbero tante. Si potrebbe incentivare i proprietari ad affittare a piccoli ristoranti, oppure incentivare quei lavori artigianali che nessuno vuole fare più. Ma pure come spazio per i bambini, chiudendo la zona in orari stabiliti. Insomma ci sarebbe molto da fare. Oggi posso solo dire che Via Santoro è un deserto con tutto il parcheggio annesso, Via Grillo è peggio mo manco più le processioni ci passano. Piazza Carità è stata ridisegnata e fatto parcheggio a cielo aperto, solo le palle delimitano il passaggio pedonale, poi c’è il vuoto lì in mezzo. Dove un giorno sorgeva un palazzo abbattuto in una notte. Insomma il Sindaco e la Giunta che idea hanno del Centro Storico? O per caso la conoscono solo per la sede del loro Partito? Semplicemente concludo che chi rinnega la propria Storia o meglio chi non ne ha cura ,significa che di sé stesso non ha identità e non ha confronto,ma solo è soltanto apparenza e proclami ad effetto.</p>
<p><strong><em>Pasquale Gentile</em></strong></p>
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		<title>Inutili brani di vita &#124; di Maria Perrella</title>
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		<pubDate>Tue, 25 May 2010 05:07:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caffe Procope</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per la fisica quantistica,  universo parallelo è una dimensione ipotetica separata dalla nostra ma coesistente con essa. Senza scomodare il filone della narrativa speculativa, la realtà formata dagli invisibili che sta attraversando il nostro tempo si può non solo considerare parallela ma interagente con le fibre del tessuto sociale fino a modificarne le sinapsi. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per la fisica quantistica,  universo parallelo è una dimensione ipotetica separata dalla nostra ma coesistente con essa. Senza scomodare il filone della narrativa speculativa, la realtà formata dagli invisibili che sta attraversando il nostro tempo si può non solo considerare parallela ma interagente con le fibre del tessuto sociale fino a modificarne le sinapsi. Un universo asfittico che considera il singolo in base alla produttività, il cui imperativo categorico è il profitto che mortifica la sacralità dell’individuo abbandonato a sé stesso se non è capace di produrre, può solo andare verso l’autoinganno e l’annichilimento.<br />
Gli invisibili del nostro tempo sono gli stranieri senza permesso di soggiorno che si ammalano per le condizioni di precarietà in cui sono costretti a vivere in abitazioni fatiscenti e umide con fitti da usuraio e in nero, sottoposti ad un ritmo di lavoro bestiale, sfruttati e sottopagati senza alcuna possibilità di protestare perché resi ricattabili e ridotti ad ostaggi grazie alla legge Bossi-Fini tuttora in vigore a carattere repressivo che determina un progressivo peggioramento della condizione di irregolarità a vantaggio dei datori di lavoro. Se poi vogliamo considerare anche le difficoltà di relazionarsi di chi non parla il nostro linguaggio, il quadro è completo. In tanti nel nostro ambulatorio ci fanno capire che, per avere il permesso di soggiorno, si sono rivolti ad un avvocato che dovranno pagare in qualche modo.<br />
A quanto pare in un’era di globalizzazione solo la criminalità internazionale e organizzata riesce a compattarsi immediatamente mentre impotenti assistiamo alla lenta discesa all’inferno dell’altra realtà parallela popolata da coloro che ogni giorno combattono una guerra per sopravvivere. E’ una realtà che più o meno ci tocca tutti quanti da vicino e stride fortemente con il balletto degli intoccabili, i grossi evasori fiscali per capirci, in onda con regolarità.<br />
Kateryna la ricordavo sorridente, senza grossi problemi. Da un po’ di tempo non si era vista più e quando è tornata da noi quasi non la riconosco: del tutto cambiata, accusa dolori al petto e per il corpo. L’angoscia è come un fiume sgangherato che rompe gli argini, le parole straripano affogando emozioni e affetti e si comprende che l’unico modo per far fronte al dolore è l’antalgica follia.  Kateryna per un periodo è rimasta nella sua terra per la morte del figlio ventisettenne: depressione. Ora teme anche lei di morire, che si fermi il respiro, che il cuore si stanchi di battere.<br />
Un caso simile l’ho già sentito: arriva Oksana, rasenta la pazzia; la rabbia contro se stessa genera una condotta autolesionista. Nel tentativo di comprendere il motivo che la fa stare così male viene fuori che è dovuta tornare in Ucraina per la morte della figlia sedicenne: depressione. Per sei mesi dopo l’evento luttuoso è stata ricoverata in una clinica per malati di mente: per attenuare il dolore dell’anima si procurava sofferenza fisica. Ora è di nuovo in Italia e sente inequivocabile quel desiderio maniacale di farsi male. Le prescriviamo una visita psichiatrica e non l’abbiamo più vista. Non nascondo la sensazione di banalità di gesti e parole di fronte a queste maschere di umanità dolorante. E’ il dramma di etnie che mi passa davanti ogni giorno, di chi ha già superato la linea che  sconfina nel buco nero dell’abisso: madri separate dai figli per lunghissimi anni, senza permesso di soggiorno, quindi impossibilitate a tornare dai propri cari. Al di sopra di tutto l’angoscia della morte, il timore di morire in terra straniera. E poi strisciante quel lento consegnarsi agli artigli di una condizione che forse avevano sperato migliore.<br />
Come Roman, divorato dalla psoriasi, sempre più alla deriva. Ricordo possedeva ancora un guizzo vitale qualche anno fa quando tentava di comunicare come era riuscito a mettere da parte dei soldi col lavoro di camionista ma fu picchiato e derubato e da allora non ce la fece più a ricominciare: iniziò la discesa all’inferno. L’ultima volta che è stato nel nostro ambulatorio, ho constatato quanto sia invecchiato nell’aspetto e vinto dalla psoriasi. Alla mia domanda<br />
“Hai una famiglia nella tua terra, perché non torni?” ha risposto<br />
“Io ho lasciato loro casa. Cosa vado a fare? A dormire stazione? O là o qua non è uguale?”<br />
Non ho saputo rispondere.<br />
Vite stracciate di chi non ha permesso di soggiorno, stracci di vita che butteremo col giornale, domani, nell’illusione di liberarcene, in pattumiera.   </p>
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		<title>Una storia senza &#8220;volto&#8221; &#124; di Milena Taddia</title>
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		<pubDate>Wed, 19 May 2010 17:21:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caffe Procope</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<description><![CDATA[Stavolta vi racconto una storia vera che sembra uscita da un brutto libro di favole. Perché comincia con un c&#8217;era una volta. E finisce senza happy end. Finisce con un silenzio da paura ed un viaggio, neanche troppo lungo, alla ricerca di qualcosa che non si troverà più. E&#8217; la storia di molti ma questa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Stavolta vi racconto una storia vera che sembra uscita da un brutto libro di favole. Perché comincia con un c&#8217;era una volta. E finisce senza happy end. Finisce con un silenzio da paura ed un viaggio, neanche troppo lungo, alla ricerca di qualcosa che non si troverà più. E&#8217; la storia di molti ma questa volta ha le sembianze di <strong>Massimo</strong>. Vent&#8217;anni di viso, quasi trenta per l&#8217;anagrafe. Della moglie e dei suoi due bimbi. Otto occhi azzurri in tutto. Tutti ugualmente aperti al mondo con una speranza che non s&#8217;è mai colta. Ed è la storia di santi e madonne troppo colorate. Di smalti ed ombretti. E di fard su guance sacre che non s&#8217;era mai visto. Massimo aveva vent’anni o poco più. Ed un sogno che non si può confessare. Perché se non hai cosa mettere sotto i denti, il mestiere dell’artista, dello scultore, non ti può riguardare.<br />
E sognava Massimo una tranquillità che sembrava, quella sì, lontana. Che a vent’anni, una moglie e due bimbi, può significare anche mura e cemento. Tetti e finestre. I mobili, quelli no. Magari sarebbero venuti dopo, come confessò una volta. Ma una casa sì, perché quell’auto così sgangherata, non poteva andar bene per tutti. Quattro o cinque notti posson bastare all’ombra di piante ficcate su terra bastarda. Massimo aveva esattamente ventotto anni quando se ne è andato. Era a lavoro ed era al suo primo giorno in quella brutta periferia di Napoli dove un impiego reale è una chimera e la sicurezza sui luoghi di lavoro non si sa cosa sia. Unico manovale bianco impiegato in nero tra decine di altri neri ed extracomunitari dai molti colori e dai mille visi. Addosso solo una maglietta bianca a mezze maniche che da queste parti, a marzo inoltrato, ci sta anche bene e un jeans scolorito reso ancor più vecchio da calce e polvere. E dalla terra che a chili quel giorno, venne giù. Una pietra a presagire la fine poi il fiume di detriti a coprire volti e corpi e a tappare bocche che non urleranno mai. Nessuno saprà mai il perché. Nessuno saprà mai raccontare quello che è successo in quella banale mattinata napoletana. Sotto quel banale sole primaverile mentre si scavava banalmente per realizzare un garage. Abusivo. Come molti dei sogni da queste parti. Le indagini diranno poi che non c’era alcuna concessione. Ma è un dettaglio. Che non c’erano licenze e che il muro di fortuna elevato qualche giorno prima serviva in realtà a nascondere il piccolo imbroglio quotidiano di un pensionato campano che voleva realizzare un garage sperando di evitare lungaggini burocratiche ed inutili esborsi al Comune. E Massimo è morto lì. Per ventimila lire. Dieci euro. E per un sogno più grande dei suoi anni: la speranza di farcela comunque e di farcela da solo. Di riuscire a tenere per le mani e far saltare su un letto, uno vero, i suoi piccoli biondi principini azzurri. Nessuna autorità presenziò al suo funerale. Non ci furono bandiere né gonfaloni.<br />
A casa dei genitori non vi furono telegrammi di “<strong>Sentite Condoglianze</strong>”. Quasi fosse morto per la vergogna e tra la vergogna, quel piccolo uomo dai grandi sogni. Non ci furono sindaci né ministri a garantire un vitalizio alla giovane moglie dagli occhi del mare. Né medaglie da appendere con fierezza sul petto dei piccoli orfani. Ovunque, nella chiesa piena per metà, mani grosse di lavoro nero e tasche vuote a raccontar miseria. Mentre intorno, il silenzio rendeva difficile persino respirare. Non li ho dimenticati mai, Massimo, la moglie ed i loro piccoli cuccioli d’oro. E mi riesce difficile non pensare a loro ogni volta nostri giovani connazionali malati di onestà, tornano da dovunque in dolorose casse di legno. E d’improvviso capisco che sono loro, i tanti che ogni giorno muoiono di lavoro e per il lavoro, gli eroi di questa terra…</p>
<p><strong><em>Milena Taddia</em></strong></p>
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		<title>Non distruggete, ancora, l’antico “Hospitale” Ave Grazia Plena &#124; di D.Musone</title>
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		<pubDate>Sat, 15 May 2010 09:23:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caffe Procope</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Al Governatore della Regione On.le dr. Stefano Caldoro &#8211; Napoli
Al Sindaco dr.Antonio Tartaglione
Al Presidente della Provincia O.le dr.Domenico Zinzi
A tutti i cittadini che ricoprendo ruoli politico-amministrativi possono fare qualche cosa per l’antichissimo Ospedale di Marcianise
L’attuale Opedale di Marcianise ha radici antichissime che nessuno può immaginare, i nostri padri già nel secolo XIV con duri sacrifici [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="TEXT-ALIGN: right">Al Governatore della Regione On.le dr. Stefano Caldoro &#8211; Napoli<br />
Al Sindaco dr.Antonio Tartaglione<br />
Al Presidente della Provincia O.le dr.Domenico Zinzi<br />
A tutti i cittadini che ricoprendo ruoli politico-amministrativi possono fare qualche cosa per l’antichissimo Ospedale di Marcianise</p>
<p>L’attuale Opedale di Marcianise ha radici antichissime che nessuno può immaginare, i nostri padri già nel secolo XIV con duri sacrifici iniziarono con lasciti e donazioni a realizzare un “Hospitale” annesso alla Casa Santa dell’A.G.P di Marcianise, questo “<strong>Hospitale</strong>” ebbe un grandissimo ruolo di assistenza per il bacino di tutta la provincia di Terra di Lavoro, prima che sorgesse la città di Caserta nel ‘700, Marcianise era una delle poche comunità che aveva una realtà “ospetaliera” da far invidia il Mezzogiorno d’Italia fino agli anni ‘60 circa.<br />
Già nel Sec.XVI non mancavano”valenti medici e speziali”, a dimostrazione di ciò sono le antiche scritture depositate presso l’Archivio di Stato di Napoli, che hanno reso noto (internet) i nominativi dei medici di Marcianise, che erano abilitati a svolgere la professione e che sostennero, all’epoca, gli esami presso la antiche “Facoltà di Medicina e Chirurgia” di Napoli, essi furono: <strong>Foglia Pietro</strong> 1636, <strong>delli Pauli Francesco</strong> 1679, <strong>di Blasio Francesco</strong> 1713, <strong>Farina Francesco</strong> 1713,<strong>Tartaglione Lodovico</strong> 1713,<strong>Messore Pasquale</strong> 1741, <strong>Musone Francesco</strong> 1750, <strong>Tartaglione Angelo</strong> 1750, Farina Francesco 1750 , <strong>Messore Donato</strong>, <strong>Giuliano Pasquale</strong> 1756, Fucci Carlo 1759, <strong>Farina Vincenzo</strong> 1763, <strong>Messore Luigi</strong> 1769, <strong>Mazzarella Francesco</strong> <strong>Saverio Messore</strong> Nicola 1794, invece nel 1754 svolsero l’attività di spezierie (farmacia e erbosteria): Fusco Alessandro fu Antonio speziale; Golino Antonio fu Nicola, speziale di medicina; Letizia Antonio, Speziale ; <strong>Marcello Giuseppe</strong> fu Francesco speziale; <strong>Messore Giuseppe</strong> fu Luigi speziale manuale; <strong>Musone Donato</strong> fu Giovanni speziale manuale; <strong>Novelli Alessandro</strong> fu Giuseppe speziale manuale; <strong>Novelli Giuseppe</strong>, speziale manuale; <strong>Sabalone Marco Antonio</strong> fu Francesco, pratico di spezieria.<br />
Durante il Sec.XVII –XVIII, molti medici che vi operavano nell’Ospedale di Marcianise, ed alcuni provenivano dai paesi del circondario. Tra i pazienti, molti furono militari delle truppe borboniche e napoleoniche, e se l’Ospedale risultava uno dei più efficienti del Meridione, questo era dovuto al fatto che con il patrimonio economico dell’A.G.P., realizzato con i lasciti dei nostri padri, permetteva ai Governatori Laici della Casa Santa di dotarlo con attrezzature d’avanguardia.<br />
Questa realtà Hospetaliera marcianisana, in passato e presente, ha spinto molti giovani di marcianise ad intraprendere la nobile vocazione dell’ Arte d’Ippocrate, che l’hanno resa famosa prima nel Regno Borbonico e poi nel resto d‘Italia post-unitaria, con noti e valenti professori di Medicina, tra cui:<br />
Tommaso Testa, medico nel 3 giugno 1797, fece uscire alla luce un’aurea Lettera intitolata. Fisiche Riflessioni, ecc. nella quale questo dotto letterato diede saggio del suo sapere, sull’aria di Marcianise.<br />
<strong>Giuseppe Petruolo</strong> professore di Medicina visse a Marcianise nella fine del 1700-1849 1800. Pubblicoà un volume così intitolato: «Trattato delle malattie solite ad attaccare gli abitanti di Marcianise, Ed. 1801 dalla stamperia di Vincenzo Manfredi di Napoli. L&#8217;opera, oltre che il pregio scientifico di gran rilievo ebbe il plauso attraverso una lettera dell’11 giugno 1802 inviata dal celebre Prof. Domenico Cotugno e il Petruolo scrisse anche una «Dissertazione sulla maniera di vivere in Marcianise in lodevole salute», ed un «Saggio di osservazioni sulla malattia colerica, pubblicati in Napoli nel 1837.<br />
<strong>Gaetano Lucarelli</strong> nacque a Marcianise, il 1787 &#8211; 1872, ebbe come Maestri quali: il Cotugno, il Boccanera, l&#8217;Amantea, l&#8217;Antonucci ed il Sementini, e nel 1809 conseguì il titolo accademico. Nel 1815 concorse ed ottenne l&#8217;incarico di Medico Ordinario nell&#8217;Ospedale degli Incurabili ed ebbe la cattedra in quell&#8217;Università. La Regina Maria Cristina di Savoia, lo prescelse suo medico di fiducia e lo nominò suo Medico di Camera; fu Rettore dell&#8217;Università di Napoli, Consigliere di pubblica amministrazione, Assessore al Protomedicato, Socio Ono-rario del Reale Istituto Vaccinio, Prefetto della scuola Ippocratica di Pisa, Socio Onorario della Reale Accademia delle Scienze, Ispettore dello scibile nel Real Collegio Medico di Napoli. Abbiamo di lui una versione italiana della Notomia del Gallerani, con pregevolissime annotazioni filologiche, e varie orazioni inaugurali, per la R. Università di Napoli, scritte in aureo latino.<br />
<strong>Giosuè Mundo</strong> nacque in Marcianise il 23 Aprile 1796-1867; fece i suoi studi giovanili in Napoli ove si laureò in Medicina. fu nominato Professore alla cattedra di chimica e farmacia nel Liceo di Bari. Nel 1847 dette alle stampe un&#8217;utilissima pubblicazione sulle acque potabili della Provincia di Bari. fondò in Bari un Asilo Infantile. Lasciò inediti un trattato di Chimica ed un altro di Storia Naturale. Ebbe cura specialmente per i bambini e cure assidue e paterne per la casa della Pietà di Bari, che raccoglieva le donne disgraziate .<br />
<strong>Giuseppe Santoro</strong>, Si laureò Medico nella fiorentissima Università Salernitana il 25 Luglio 1808, e si dedicò alle malattie mentali; fu Assistente nel Manicomio Reale di Aversa, fondò il Manicomio di Miano. Diede alle stampe un volume sulle malattie mentali intitolato «Trattato sull&#8217;alienazione della mente umana», Tip. Chianese di Napoli 1827. Condannò i crudeli sistemi e realizò una nuova scuola per malati di mente Santoro morì in Miano nel Giugno del 1866, lasciando il suo nome illustre legato a quella casa di salute, da farla ritenere in quei tempi una delle prime d&#8217;Italia.<br />
Inoltre, nel ‘900 medici di Marcianise, con la loro professione e preparazione hanno continuata a rendere efficiente questo Hospetale, assistendo, dopo il ritorno a casa, molti reduci e cambattenti delle due guerre mondiali.<br />
Ancora, oggi, in varie città d’Italia e del mondo, operano medici di questa città, che hanno perpetuato l’antica arte medica che a marcianise sorse già nel Sec.XIV, ed annovera medici, come <strong>Anastasia Guerriero</strong> e <strong>Caterina Trovello</strong>, scomparsi di recente in giovane età, professori di medicina, che impegnati in settori e ruoli diversi, hanno onorato l’arte medica e la città di Marcianise.<br />
Per noi marcianisani, in questo periodo, si ascolta un eco di tristezza, e come sentire “le voci” dei nostri antenati che, in questo momento, vedono vanificato giorno per giorno tutti i loro sacrifici e sudore, quando invece, Loro, nei secoli passati, in poco tempo, realizzarono grandi opere assistenziali ed economiche per il bene della comunità marcianisana e del suo circondario.</p>
<p>Signori !!!</p>
<p>Marcianise, possedeva delle realtà, da far invidia tutta l’Italia come per esempio un ingente patrimonio dell’A.G.P., del Monte dei Pegni e del lascito favoloso di un benefattore G.B.Novelli, il Monastero della Suore Carmelitane di Clausure, che gradualmente sono andati disattesi i loro scopi, e adesso non si può accettare, ulteriormente il declassamento dell’Ospedale dell’AGP ”voluto o svenduto da altri”, già si sta assistendo la distruzione del fertilissimo territorio marcianisano, uno dei migliore dell’Europa, “destinato, e forse deciso da altri, in altre sedi e luoghi per altri scopi ?”, penso, senza percorsi di scelte condivise.<br />
Signori, non potendo fare altro, partecipo, in qualità di cittadino, alla comune sensibilizzazione , per far conoscere un po’ di storia, ed invocare: in nome della dignità dell’Arte d’Ippocrate, che questa città di Marcianise ha tanto profuso, restituiteci il nostro amor patrio, nel veder, almeno, salvato e recuperato l‘&#8221;<strong>Hospetale&#8221;</strong>, che ritorni ai suoi legittimi fasti dell’antica Terra di Lavoro.</p>
<p><strong><em>Donato Musone (Risvegli Culturali)</em></strong></p>
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		<title>Percezione dell’(in)sicurezza &#124; di Alessandro Petruolo</title>
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		<pubDate>Wed, 12 May 2010 05:14:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caffe Procope</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Diritto essenziale dei cittadini, avente rilievo costituzionale, che ogni Stato democratico s’impegna ad assicurare”, ecco come viene definito questo bene fondamentale. La sicurezza è stata definita come una condizione di totale assenza di ogni pericolo con riguardo a tutti gli interessi comuni della collettività, senza che nessun bene risulti escluso. In altri termini, si tratta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Diritto essenziale dei cittadini, avente rilievo costituzionale, che ogni Stato democratico s’impegna ad assicurare”, ecco come viene definito questo bene fondamentale. La sicurezza è stata definita come una condizione di totale assenza di ogni pericolo con riguardo a tutti gli interessi comuni della collettività, senza che nessun bene risulti escluso. In altri termini, si tratta di quella condizione per la quale ogni soggetto si sente libero di agire e vivere, nel rispetto altrui, senza temere di correre alcun pericolo. La percezione dell’insicurezza incide sul senso di tranquillità sociale avvertito dai cittadini che comporta una visione non conforme alla situazione reale, contribuendo ad aumentare in ciascuno, a volte in maniera ingiustificata, la paura e l’allarme sociale. Gli studiosi del fenomeno hanno evidenziato due dimensioni del senso di insicurezza: la prima, la c.d.” paura del crimine, è la paura personale, lo stato di ansietà che si prova quando si pensa di poter essere vittima di un reato; la seconda, invece, la c.d. “preoccupazione sociale”, è il sentimento d’inquietudine sociale circa la realtà criminale in genere e i suoi effetti sulla popolazione e sulla zona in cui vive. Un alto e solido senso di appartenenza alla comunità comporta positivi riflessi sulla qualità della vita, poiché determina una diminuzione del disordine fisico e sociale. Il disordine è un fenomeno contagioso che si auto propaga. La correlazione esistente tra insicurezza, disordine e criminalità è stata descritta dalla nota teoria broken windows secondo cui se in un edificio vi è un vetro infranto e non viene sostituito, dopo breve tempo anche gli altri vetri saranno rotti. Si avrà la sensazione che quel luogo è abbandonato, che nessuno se ne cura e che può essere impunemente danneggiato. In altri termini, il mancato rispetto delle regole ( la diffusione dell’inciviltà) apre la strada ad un processo di degrado che, attraverso l’insicurezza e la diminuzione del controllo sociale, porta all’aumento della criminalità perché offre maggiori opportunità di porre in essere condotte delittuose. In tale contesto, nessuno sarà disposto a prendersi cura e a difendere i beni collettivi che subiranno un inevitabile abbandono. La violazione palese di norme di comportamento incoraggia l’emulazione. Nei luoghi abbandonati, in periferia, ai bordi delle strade cittadine e di campagna, nei parchi, nei quartieri, nelle stazioni, dove si riuniscono giovani chiassosi e turbolenti con musica da discoteca per strada e in tutti i posti dove non vi è sufficiente illuminazione, forme di tutela e di controllo, con evidenti elementi di degrado urbano si sviluppa il senso di insicurezza, indipendentemente dalla presenza di una concreta minaccia. Intervenire sui fattori che determinano degrado, anche con azioni preventive, può indurre comportamenti virtuosi e corretti. I segni dell’inciviltà provocano insicurezza perché sono più visibili dei reati e agiscono sulla coesione sociale. L’ organizzazione e il controllo dello spazio urbano influisce sul senso di sicurezza e le città diventano allora luoghi dove “progettare sicurezza”. L’immaginario contemporaneo è dominato dal timore e sempre meno dalla speranza. Lo Stato trae la propria legittimazione dalla capacità di rispondere al senso di sicurezza dei propri cittadini. Se la risposta non è percepita, è in crisi la stessa legittimazione del potere pubblico.</p>
<p><strong><em>Alessandro Petruolo</em></strong></p>
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