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	<title>Caffe' Procope &#187; Arte e Cultura</title>
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	<description>Il Giornale on line di Marcianise: cronaca, politica, cultura, sport ed altro</description>
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		<title>Attesa per la presentazione del libro di Auriemma. Parte la programmazione degli Amici del Libro</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 05:31:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caffe Procope</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È tutto pronto in casa “Amici del libro” per un nuovo evento da non perdere. Giovedì sera alle 19.00, infatti, il consolidato gruppo marcianisano, in collaborazione con la Pro Loco Marthianisi, ospiterà nella sala polifunzionale della Biblioteca Comunale della città, Raffaele Auriemma, giornalista di Mediaset Premium, e sostanziale punto di riferimento per tutti i tifosi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È tutto pronto in casa “Amici del libro” per un nuovo evento da non perdere. Giovedì sera alle 19.00, infatti, il consolidato gruppo marcianisano, in collaborazione con la Pro Loco Marthianisi, ospiterà nella sala polifunzionale della Biblioteca Comunale della città, Raffaele Auriemma, giornalista di Mediaset Premium, e sostanziale punto di riferimento per tutti i tifosi del Napoli. Al centro della serata ci sarà il libro &#8220;Seppelliteci qui”, che si può considerare un vero e proprio “traduttore di emozioni”. Il prezioso volumetto, infatti, è stato scritto da Raffaele Auriemma in seguito ad un fortunato incontro di calcio tra il Napoli e la Juventus, avvenuto il 31 ottobre 2009 a Torino, conclusosi col risultato di 3 a 2 per la squadra partenopea. In<br />
quell’occasione Auriemma, in preda ad una gioia incommensurabile, rese unica anche la sua telecronaca, che divenne celebre in tutto il mondo calcistico per quel grido di vittoria: “Vogliamo morire qui, seppelliteci qui”.<br />
L’eccezionalità dell’evento, dovuta soprattutto ai 21 anni intercorsi dall’ultima vittoria analoga, dell’immaginario del mondo dei tifosi è come se avesse segnato anche un momento di riscatto del sud bistrattato, contro il nord aristocratico, il risveglio della “sudditanza” che vince “il potere”, facendo emozionare finanche Maradona che la vittoria ce l’aveva nel sangue. Il merito di Auriemma, quindi, è quello di aver saputo interpretare, vivendole in empatia con gli innumerevoli tifosi, tutte le emozioni di 90 minuti di gioco, le apprensioni e le eccitazioni traboccanti di adrenalina, generando un libro che si può considerare “il vademecum del perfetto napoletano”, che ogni tifoso dovrebbe avere tra i cimeli portafortuna. Un incontro da vivere, quindi, quello della sera del 29 luglio, soprattutto per i tifosi che avranno la possibilità di rifiorire con “l’idolo Auriemma”, riprovando delle emozioni che mai nessuno potrà cancellare nei loro cuori. Il tutto, grazie alla destrezza e alla competenza del gruppo “Amici del libro &#8211; Onlus”, che da circa un anno opera sul territorio marcianisano con l’obiettivo di promuovere eventi culturali e avvicinare &#8211; soprattutto i giovani &#8211; alla lettura. Molti sono gli eventi di successo già all’attivo di “Amici del libro”. Il gruppo che si può ritenere<br />
più che soddisfatto per i risultati finora raggiunti, ha annunciato, attraverso il suo presidente, l’architetto Umberto Riccio, che molte altre sorprese sono in cantiere per l’immediato futuro. I nuovi eventi, infatti, si avvarranno del contributo di numerosi nuovi soci, che hanno aderito all’associazione, avendo trovato nel gruppo l’affiatamento e la volontà comune di “fare semplicemente cultura”.</p>
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		<title>Dal libro “Io Nord – Tu Sud”, &#8220;La pizza di pomodoro ed il camorrista&#8221; di Mario Paternuosto</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 05:38:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caffe Procope</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte e Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche il racconto che vi proponiamo è tratto dal libro “Io Nord -Tu Sud“ edito da Aracne, scritto a quattro mani da Mario Paternuosto ed Enzo Grossi. Si tratta di una serie di novelle che narrano di piccole e grandi cose della vita (l’alimentazione, il Natale, gli affari, la legge, i mezzi di trasporto, l’arte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" src="http://www.marcianise.info/wp-content/uploads/2010/07/ionordtusud.jpg" alt="" width="200" height="281" />Anche il racconto che vi proponiamo è tratto dal libro “<strong>Io Nord -Tu Sud</strong>“ edito da Aracne, scritto a quattro mani da <strong>Mario Paternuosto</strong> ed <strong>Enzo Grossi</strong>. Si tratta di una serie di novelle che narrano di piccole e grandi cose della vita (l’alimentazione, il Natale, gli affari, la legge, i mezzi di trasporto, l’arte di vivere) visti da un milanese e da un campano. Due medici accomunati dalla stessa specializzazione (entrambi gastroenterologi) e dall’amore per la ricerca trattano ciascuno a modo suo le stesse tematiche viste dalle due diverse prospettive: Nord e Sud, con stili e umorismi diversi e complementari. I racconti di questa raccolta tentano di sfatare un’ottusa contrapposizione fra due culture per dimostrare che l’italianità è un valore fondamentale da recuperare e che ciò che unisce nel segno dell’intelligenza è molto più di ciò che divide nel segno della stupidità.<br />
L’editore, tolte le spese , devolverà il ricavato della vendita del libro alla Banca dei Poveri del bengalese <strong>Mohammad Junus</strong> , premio nobel per la pace del 2006. Nelle prossime settimane il libro sarà distribuito presso alcune edicole di Marcianise.</p>
<p><strong>La pizza di pomodoro ed il camorrista (Mario Paternuosto)</strong><br />
Don Gaetano Donnarumma era un uomo di rispetto a Napoli e fuori Napoli .Donna Carmela , la di lui consorte, aveva una valenza superiore perché, oltre ad avere il rispetto di tutti ,aveva anche il rispetto del marito. Don Gaetano abitava a Forcella al vicolo Scassacarrozze dove aveva abitato suo padre ed il padre di suo padre , tutti morti per infortunio sul lavoro. L’infortunio per il nonno era stata una coltellata di “Ciruzzo “ ‘o Casalese. Al padre il biglietto per l’aldilà era stato rilasciato da una scarica di pallettoni . Fu una vera opera d’arte perché la fucilata sparata sul collo a breve distanza, l’aveva praticamente ghigliottinato .L’ autore è rimasto per sempre ignoto.Il vicolo era umido e maleodorante ma don Gaetano e la moglie non avevano mai voluto abbandonarlo nonostante le continue pressioni della “ famiglia “ . I suoi uomini avrebbero infatti preferito un’abitazione più facilmente difendibile, magari con alte mura in cemento con telecamere ,come vanno di moda oggi fra i camorristi che contano. Ma quel vicolo era il “ suo “ vicolo e don Gaetano non l’avrebbe mai potuto abbandonare .I due ingressi del vicolo erano sempre sorvegliati da due uomini che lasciavano passare solo gli abitanti del vicolo . Un estraneo per entrare nel vicolo doveva spiegarne il perché agli uomini di guardia e lo doveva fare in maniera convincente , altrimenti si beccava un paio di schiaffi…… se era fortunato . Molte volte turisti ignari erano stati sottoposti a tale trattamento perché rivendicavano il diritto di andare dove volevano . Al postino non era permesso entrare : la posta di tutti gli abitanti del vicolo veniva ritirata dai “guaglioni “ di guardia e poi recapitata ai destinatari . Qualche anno prima un killer di don Ciro Pezzella, travestito da postino, era quasi riuscito a forzare la protezione del vicolo ma fu riconosciuto da uno degli abitanti ed i “ guaglioni “ provvidero immediatamente a sistemarlo : Peppe “nas’e cane” (naso di cane ) gli spaccò la testa e Concetta “a fruttaiola” offrì gentilmente un suo “vascio” (abitazione a pian terreno) per squagliare la salma .E’ inutile dire che gli uomini di don Gaetano avevano il sostegno compatto di tutti gli abitanti del vicolo che formavano un ostacolo non facilmente superabile quando la polizia faceva irruzione .Nemmeno questo era affidato al caso perché vi erano i cosiddetti “ammuinatori” (arruffatori di popolo )che pur essendo un nome di genere maschile in realtà era rappresentato essenzialmente da donne . Quando le forze dell’ordine bloccavano i due ingressi del vicolo per arrestare qualcuno, le donne vi si avventavano contro con furia inaudita permettendo così al ricercato di squagliarsela. Se queste erano le forze di terra, con non meno vigore era presente sul campo la forza aerea : sui malcapitati carabinieri o poliziotti venivano scaricate dalle finestre dei palazzi del vicolo ferraglie e mobili fuori uso . I “guaglioni” avevano provveduto a mettere due tabelle di divieto di accesso alle due entrate……. diciamo per mettersi a posto con la legge . Molte volte, con ampio spiegamento di forze, lo Stato era intervenuto a togliere le tabelle ma il vicolo era rimasto senza la sua “ conveniente “segnaletica per non più di mezza ora . In alcune situazioni importanti e per non dare troppo nell’occhio, gli uomini di guardia erano addirittura vestiti da vigili . Nel mondo spietato della camorra meno si appare e più si rimane in vita. In coerenza con questo principio don Gaetano aveva fornito la sua casa di tutti i confort, vi era persino un giardino pensile. Quando usciva, era accompagnato da almeno una decina di guardaspalle pronti ad entrare in azione al minimo sospetto. La strategia militare di don Gaetano prevedeva che gli uomini dovessero svolgere sempre lo stesso compito al fine di raggiungere il massimo della specializzazione . Questa convinzione aveva fatto sì che Totonno ‘o “fuggiasco “ si ammalasse di diabete . Il predetto, al secolo Antonio Esposito , per anni aveva fatto la guardia sempre allo stessa entrata del vicolo Scassacarrozze , lato Forcella , per intenderci . Per sua sfortuna proprio all’angolo c’era la pizzeria di don Pasquale ed il nostro Totonno , in verità molto ghiotto , mangiava pizze in quantità industriali finchè non divenne prima “chiatto” (grasso) e poi gli venne la malattia “zuccarina” (diabete mellito). Nel giorno della nostra storia ricorreva il compleanno di donna Carmela . Era stata in gioventù una bella donna ma ora lo scorrere degli anni aveva lasciato impietose tracce . I capelli folti , ricci e neri erano solo un ricordo .La figura rimaneva slanciata ed il seno opportunamente supportato faceva la sua figura ma la pelle del collo era affastellata in lunghe pieghe .<br />
Solo gli occhi neri e misteriosi avevano mantenuto tutta la loro luce.<br />
Avevano pranzato in cucina . Ciononostante la tavola era però stata imbandita con argenti e cristalli come se fosse un pranzo di gala . Era una precisa volontà di don Gaetano che anche se doveva mangiare una frittata pretendeva il massimo della eleganza a tavola.<br />
Don Gaetano osservava pensieroso il colore vermiglio del vino Porto in un elegante calice di cristallo . Donna Carmela sorridendo, porgeva i piatti vuoti a Nina , la cameriera . Don Gaetano guardava compiaciuto la spilla di diamanti che portava appuntata sulla camicetta.<br />
“ Gaetanino, questa spilla , che mi hai voluto regalare, è veramente bella . Hai notato come la guarda Nina ?” disse donna Carmela con voce compiaciuta.<br />
“Sapessi che lavoro ho dovuto fare per averla ! Modestamente ho fatto venire , mentre tu eri all’ignaro di tutto , i migliori gioiellieri di Napoli !”<br />
“Ma se sono venuti qui, perché non me l’ hai fatta scegliere?<br />
“Ah…Ah…Questo no . Il regalo è una sorpresa e poi dopo tanti anni vuoi che io non conosca i tuoi gusti ? Mamma mia , Carmela ! Ma ci pensi ? Quanti anni sono passati !<br />
Quando mi guardi con quegli occhi mi fai però venire sempre i brividi …..” .Don Gaetano allungò la mano per una furtiva carezza alla moglie che non si ritrasse ma sorridendo disse<br />
“ Statti quieto ! ….Non vedi che c’è Nina ? …..Aspettiamo che se ne vada ! Se però hai i brividi ….potresti avere la febbre ……Ne’ guaglio’ non è che mi regali qualche malattia nel giorno del mio compleanno ? “ Terminò il discorso con una chiassosa risata .<br />
“ Sei la luce degli occhi miei ! Per te potrei fare qualsiasi cosa ! Scipperei il cuore dal petto a chiunque osasse solo guardarti “ disse don Gaetano stringendo il pugno . Donna Carmela smise di ridere ed un velo di tristezza comparve nei suoi occhi ,<br />
“ Gaeta’, non ti preoccupare ! Nessuno mi guarda, anche perché sarebbe impossibile guardarmi dato che usciamo di rado …..Certo viviamo nell’agio anzi, diciamolo pure, nel lusso più sfrenato ….Quando però dobbiamo uscire è sempre un problema ….Capisco che è impossibile uscire senza “guaglioni” ma , ammettiamolo, abbiamo paura anche con la scorta ! Si, abbiamo paura ! I “guaglioni “ della scorta…… hanno loro stessi paura ! L’altra domenica a via Caracciolo per poco non succedeva un guaio quando i “guaglioni “ hanno estratto le pistole per il rumore di un motorino con il tubo di scarico rotto. Se poi debbo trarre delle conclusioni dalle mazzate che hanno dato al padrone del motorino , devo dire che i tuoi uomini hanno più paura di noi ! “<br />
“ Gioia mia, che pensieri ti sei messi in testa ? Io non ho paura nemmeno del diavolo! Quella che tu chiami paura è prudenza e circospezione ! Lo sai chi sono ! Lo sai quanti infami vogliono la mia morte ! Se non ci comportiamo in un certo modo, questa soddisfazione gliela daremo<br />
presto ! “<br />
“Siamo ricchissimi, perché non ci ritiriamo? ….Perché non andiamo via ?”<br />
“Dove? Dove potresti trovare gente come i nostri uomini che sanno che se perdono , ossia se permettono l’uccisione del loro capo , muoiono anche loro , perché i loro nemici li stanerebbero ovunque ? Anima mia, ma è la prima volta che mi fai questi discorsi !Cosa è successo ?”<br />
“ Niente ! Non è successo niente ! Ma fammi capire. Se i nostri nemici riuscissero ad uccidere noi …..i nostri<br />
“ guaglioni” non potrebbero passare con il vincitore ?”<br />
“ No !”<br />
“Perché, se la natura umana è così ?”<br />
“ Non in questo caso ! Dimmi il nome di una “famiglia” nostra acerrima nemica……una qualsiasi non ha importanza !”<br />
“ Quella di don Ciro Pezzella !”<br />
“ Bene ! A Ciro Pezzella detto ‘o marvizz’ (tordo ) ,dopo che fece saltare il nostro supermercato in cui morirono due della nostra gente , il nostro don Pasquale Amendola , per vendicare la “famiglia” , ha strangolato il nipote e buttato la madre da una finestra del terzo piano . Vuoi che ti spieghi che succede a Pasquale se la nostra famiglia si sfascia con la nostra morte ? Vuoi continuare ?…….Ma perché facciamo questi discorsi ? Anima mia , dimmi che ti manca ed io lo porterò ai tuoi piedi.”<br />
“Mi mancano le piccole cose !”<br />
“Quali ? Fammi un esempio !”<br />
“Una pizza !”<br />
“ Questo è tutto?!….Una pizza ?! Stasera ti faccio preparare , su in giardino ,quindici pizze . Inviteremo qualcheduno e taglieremo la torta con le candeline ! Va bene ?”<br />
“ No ! Se mi vuoi bene devi portarmi a mangiare la pizza in un ristorante ….in mezzo alla gente comune …..dove nessuno sa che io sono la signora Donnarumma !”<br />
“ Bene. Domani sera andremo….”<br />
“ Ho detto stasera !Domani è un altro giorno ! Oggi è il giorno della mia festa !”<br />
“ Ma ragiona ! Queste cose vanno organizzate ….non si possono improvvisare …..Possono essere pericolose ….Fammici pensare un po’” Don Gaetano si alzò ed incominciò a girare nervosamente per la stanza . Sulla tavola il caffè fumante, che Nina aveva<br />
servito, incominciava a raffreddarsi tanto che Donna Carmela disse :<br />
“ Lascia stare. Sarà per un’altra volta ! Bevi il caffè prima che si raffreddi !”<br />
“ No ! Hai ragione tu ! E’ la tua festa e stasera mangerai la pizza in una pizzeria …..Solamente devo risolvere dei problemi ……Il fatto è che proprio stasera ho tutti gli uomini impegnati : Ciccio “mezza botta” stasera deve sparare a un medico nelle gambe perché quel cornuto si è fatto prestare dei soldi per pagare dei debiti di gioco e non ce li ha ancora restituiti………… Pasquale “quaquaraquà” con altri due deve andare a “mazziare” (picchiare ) due sindacalisti . Ho dovuto mandare tre persone perché i sindacalisti sono operai metalmeccanici ed hanno le mani pesanti e non vorrei che rompessero loro la testa a Pasquale………….Nicolino “puzzaciato” (soggetto con alitosi ) deve mettere la bomba sotto la macchina dell’ingegnere Parrino ….Perrini o come cazzo si chiama……..Il resto sta controllando le nostre attività notturne . Sono rimasti i quattro uomini di guardia sottocasa ma se li utilizzo per andare a mangiare la pizza, quando torneremo a casa troveremo qualcuno pronto a scannarci nel nostro letto . Da soli non possiamo andare perché a Napoli siamo più conosciuti del sindaco ……Almeno fosse un’altra città !” Don Gaetano si fermò di botto fissando un punto indefinito dello spazio e continuando a ripetere,<br />
“ Un’ altra città ! Ecco la soluzione : un’altra città ! Carmè preparati ! Andiamo a mangiare la pizza e preparati anche a rimanere una notte fuori . ” disse, o meglio urlò, don Gaetano con evidenti note di allegria .<br />
“ Gaetanino, scherzi o fai “overo’”(per davvero ) ? Non era mai successo! Troppa grazia! Vuoi vedere che fai “squagliare “ (liquefare ) il sangue di San Gennaro prima del tempo ? Scusa, ma non ti sembra un po’ presto per andare a mangiare la pizza ?” Don Gaetano non la sentì nemmeno, stava parlando al telefono con uno dei quattro uomini che facevano la guardia nel vicolo e gli ordinava di salire immediatamente da lui .Comparve trafelato alla sua presenza dopo non più di tre minuti Carmine De Stefano, un uomo di circa venti anni non di alta statura ma dalla corporatura possente e don Gaetano lo apostrofò così :<br />
“ Carminie’,tu sei il più fesso di tutti i miei uomini ! Stasera però ti voglio affidare una missione importante : devi fare uscire me e mia moglie dal vicolo senza assolutamente essere notati .”<br />
“ Don Gaetano , voi siete il padrone nostro e quando parlate così , lo so , lo fate per scherzare e perciò vi voglio bene ! Il vostro desiderio è un ordine . Fra mezz’ora esatta uscite dal portone principale, attraversate il vicolo e andate da donna Concetta , come se voleste farle una visita . La casa di donna Concetta ha<br />
un’uscita nel vicolo parallelo a questo , in un cortiletto . Potrete salire così a bordo della macchina “pulita” che io porterò lì …..diciamo fra quaranta minuti . Don Gaetano vi “paro” (sembro) adesso meno fesso?”<br />
“Carminie’, tu non ti devi preoccupare. La fessaggine è un dono di natura che a volte fa pure comodo . Quando si è fessi, si ha sempre ragione !”<br />
Tutto andò come previsto. Carminiello, nel tentativo di far cambiare il giudizio del suo capo, fu perfetto . Aveva procurata una monovolume con i vetri affumicati , macchina che certamente non avrebbe dato nell’occhio . Alle due don Gaetano aveva avuto l’idea , alle tre e mezzo don Gaetano e signora avevano i biglietti per il volo Alitalia Napoli -Milano delle diciassette. Alle diciannove, dopo aver depositato il piccolo bagaglio in un grosso albergo del centro, stavano passeggiando sottobraccio come due fidanzatini nelle luci natalizie di via Montenapoleone.<br />
“ Grazie, Gaetani’, mi hai fatto felice ! Guarda quanti bei negozi ! Aiutami a comprare qualcosa ! “ Donna Carmela voleva approfittare di quel momento che aveva tanto desiderato ed entrava in tutti i negozi . Don Gaetano l’assecondava ma cercava sempre di mantenersi alquanto defilato e portava un ampio cappello ed il bavero del cappotto rialzato . Era prudenza istintiva ! Era la prudenza istintiva della belva che sa che non è al vertice della piramide biologica e che come caccia sbrana ed uccide così può essere sbranata ed uccisa .Non aveva armi ed il fatto lo rendeva nervoso , era come se fosse nudo . Da un lato si era quasi pentito di aver concesso un momento di normalità alla moglie , dall’altro cercava di convincersi che quella passeggiata doveva durare necessariamente poco perché, vista la quantità di regali che la moglie comprava in ogni negozio, a breve le sue possibilità di facchinaggio sarebbero state esaurite . Quei pacchi che portava in braccio a don Gaetano non dispiacevano affatto, anzi !……..In quelle condizioni anche il suo vicino di casa non avrebbe potuto riconoscerlo . Come previsto, dopo poco stavano in un taxi coperti di pacchi ed in viaggio verso l’albergo . Donna Carmela non volle nemmeno riposare un po’ e immediatamente partirono alla ricerca di una pizzeria . Il tassista si era offerto di portarli nella migliore pizzeria di Milano, don Gaetano, che di Milano conosceva solo il duomo perché l’aveva visto in cartolina, non poté far altro che fidarsi . Il locale era accogliente ed invitante . Appena entrarono superando una grossa porta a vetri, furono immediatamente accolti da un cameriere che li guidò ad un tavolo al centro della sala . Don Gaetano allungò cinquanta euro al cameriere e disse :<br />
“ A noi un tavolo d’angolo ….prego !”<br />
Il cameriere, alla vista della mancia generosa prima diede dell’”eccellenza “ a don Gaetano, poi curvò la schiena e non l’alzò più sino a che non li ebbe fatti accomodare in uno degli angoli della sala . Era il posto più protetto perché limitava a novanta gradi il possibile campo di aggressione ma era una precauzione inutile perché don Gaetano come difesa aveva solo le mani . Donna Carmela capì le sue preoccupazioni e disse:<br />
“ Gaetanì, di che ti preoccupi ? Come vuoi che qualcuno ci abbia potuto seguire da Napoli ? ! Stai tranquillo . Appena mangiata la pizza, ce ne andiamo . “ Don Gaetano sorrise compiaciuto delle preoccupazioni della moglie nel rassicurarlo . Il locale era separato da un vetro dallo spazio dove c’era il forno per le pizze . Tre pizzaioli si esibivano di fronte ad un gruppetto di ragazzini che, quando vedevano le pizze lanciate in aria, esplodevano in entusiastici olè . Un signore di mezza età, ben vestito, controllava le pizze dopo che , cotte , venivano tirate fuori dal forno .Don Gaetano l’aveva notato appena entrato perché questo signore l’aveva fissato a lungo ed anche dopo continuava a sorvegliarlo con lo sguardo . Don Gaetano aveva già visto quell’uomo , lo sentiva , ma non sapeva dove . Avevano finito di mangiare le pizze ed avevano chiesto ancora un’altra pizza che era stata appena servita quando l’uomo che si era interessato a loro , sin da quando erano entrati nel locale , venne verso di loro . Aveva il volto serio, quasi minaccioso . Quando fu vicino, senza<br />
un minimo cenno di saluto incominciò a parlare :<br />
“Voi siete don Gaetano Donnarumma di Forcella …..uomo di rispetto !”<br />
“ A servirvi !”<br />
“ Era buona la pizza ? “<br />
“ Era buona ! Scusate, chi siete voi che conoscete il mio nome ?”<br />
“ Mi dovreste conoscere !”<br />
“ Ed invece non vi conosco ……ed incominciate ad innervosirmi !”<br />
“ Io sono di Napoli ! A Napoli chi non conosce don Gaetano Donnarumma ? Nessuno ! Don Gaetano che con uno schiocco delle dita può immediatamente avere al suo servizio tutti i guappi di Forcella . Voi non mi conoscete ma ciò è strano perché dovreste ricordarvi di me ! Non vi ricordate ? Veramente non vi ricordate ? Gesù ! A me pare impossibile che voi non vi ricordiate . Mio padre era Catello Esposito , detto “tre dita “ ….Io gli somiglio molto ! Don Gaetano Donnarumma , voi avete bruciato la pizzeria di mio padre tre volte perché non vi voleva pagare il pizzo…..In realtà non poteva pagarlo . La terza volta con la pizzeria è bruciato anche mio padre ! Vi ricordate adesso ? Siete venuto anche al funerale di mio padre e mi avete regalato un lecca lecca . Io ho ancora quel lecca lecca …….. l’ho messo in un quadro per ricordami sempre di voi ….ed infatti non vi ho mai dimenticato . Adesso a Milano sono come voi a Napoli , ricco e potente ! Ma mi manca una cosa : non posso riportarvi il lecca lecca a Napoli . Pensavo di dover, prima o poi, venire io sino a Napoli …stavo aspettando l’occasione … ed invece …..guarda il destino ….siete venuto voi a Milano ….e siete proprio capitato in una delle mie pizzerie .<br />
Questo ci onora ed adesso vi offro anche lo champagne !”<br />
Fece un cenno a un cameriere che si avvicinò portando un piccolo quadro che fungeva da vassoio con una bottiglia di champagne in precario equilibrio . Il cameriere reggeva il quadro con due mani perché la bottiglia era spostata di lato per far ben vedere un lecca lecca che gli anni avevano ingiallito e saldato al vetro. Don Gaetano e la moglie erano impietriti .L’uomo girò loro le spalle e si avviò verso il forno delle pizze . Estrasse il telefono e pronunciò qualche parola .Solo qualche parola e poi si appoggiò con un gomito sul banco accendendo una sigaretta.<br />
“ Gaetanì, cosa sta succedendo ? “<br />
“ Tutto …….fra poco ci ammazzeranno! “<br />
“ Gaetanì, non voglio morire a Milano ……riportami a Napoli!”<br />
Si fermò una moto fuori dal ristorante . Due giovani scesero con calma , guardarono nel locale attraverso i vetri appannati dalla pioggia e poi ripartirono con lentezza . Don Gaetano pensò che erano dei professionisti perché avevano dei gesti e movimenti lenti e sicuri , avevano voluto assicurarsi sul numero di persone che stavano nel locale . Sarebbero presto tornati ed avrebbero fatto il loro lavoro . Quei due giovani erano stati notati anche dalla signora Donnarumma che disse :<br />
“ Gaetanì, hai visto quei due ? Andiamo via !…… Andiamo via !”</p>
<p>“ Per andare via di qui debbono arrivare i carabinieri , per fare arrivare i carabinieri , prima che tornino quei due , debbo scatenare una rissa “<br />
Si alzò afferrando il collo di una bottiglia ma si risedette immediatamente lanciando uno sguardo disperato alla moglie .<br />
“ Gaetanì, sono io che sbaglio o si sente una puzza di……..”<br />
“ Merda ! Sono io ! Sono io ! Mi sono cacato addosso ! In certi momenti succede a tutti …….anche agli uomini come me !”<br />
Il padrone del ristorante nel frattempo si era avvicinato anche lui alla ricerca della fonte del fetore . Quando si accorse che i pantaloni di don Gaetano era di due colori incominciò a ridere a crepapelle e con lui ridevano tutti i clienti del locale, prevalentemente napoletani.<br />
Quando si calmò, chiamò con un imperioso gesto della mano un cameriere e disse :<br />
“ Giovanotto, porta un paio di calzoni a don Gaetano…… ..”<br />
“ Come li vuole, con la mozzarella ?”<br />
“ Ma che hai capito ?Fammi finire ! Vai nel retrobottega e porta un paio dei miei pantaloni a don Gaetano che così va in bagno, si lava e si cambia ! Anzi, fai una cosa …..Portalo con te e fallo cambiare non nel bagno ma nel retrobottega altrimenti con la sua puzza stasera mi farà chiudere il locale “ Quando don Gaetano pallido come la morte si alzò per seguire il cameriere , il padrone del ristorante a voce alta , attirando l’attenzione di tutti nel locale , disse :<br />
“ Il signor don Gaetano Donnarumma ……famoso guappo di Napoli , re di Forcella ……………si è cacato addosso ……per paura . Voi, don Gaetà, confermate ….vero?!”<br />
Ogni difesa era crollata e Don Gaetano fece solo un cenno di assenso con il capo .<br />
“ Andate, mi fate pena!”<br />
Poi, dopo aver composto un numero al telefono disse :<br />
“ L’operazione è annullata ! Il grande guappo don Gaetano Donnarumma si è ucciso da solo . Ha fatto in senso reale una fine di merda ! Si è cacato addosso per la paura ! Proprio così, si è cacato addosso e adesso che torna a Napoli per la strada lo prenderanno a pernacchi anche i ragazzini.</p>
<p><em>Uocchie de suonno , nire , appassionate<br />
Ca de lu mmele la ducezza avite,<br />
pecchè , cu sti guardate ca facite ,<br />
vuie nu vrasiero mpietto m’appicciate ?</em></p>
<p><strong>Salvatore Di Giacomo</strong></p>
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		<title>Raffaele Auriemma presenta il libro “Seppelliteci qui” in Biblioteca Comunale</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 11:12:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caffe Procope</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per la rassegna i giovedì dell&#8217;Associazione Amici del libro – Onlus si terrà giovedì 29 luglio alle ore 19,00 a Marcianise nella sala polifunzionale della Biblioteca comunale, in collaborazione con la Pro Loco Marthianisi, la presentazione del libro del giornalista di Mediaset Premium Raffaele Auriemma &#8220;Seppelliteci qui&#8221; edito da Graf. All&#8217;incontro parteciperanno Raffaele Auriemma giornalista [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" src="http://www.marcianise.info/wp-content/uploads/2010/04/auriemma_seppelliteci_qui.jpg" alt="" width="180" height="250" />Per la rassegna i giovedì dell&#8217;Associazione Amici del libro – Onlus si terrà giovedì 29 luglio alle ore 19,00 a Marcianise nella sala polifunzionale della Biblioteca comunale, in collaborazione con la <strong>Pro Loco Marthianisi</strong>, la presentazione del libro del giornalista di Mediaset Premium <strong>Raffaele Auriemma</strong> &#8220;<strong>Seppelliteci qui</strong>&#8221; edito da Graf. All&#8217;incontro parteciperanno Raffaele Auriemma giornalista di Mediaset Premium, con l&#8217;introduzione della prof.ssa Caterina Vesta dell&#8217;Associazione Amici del libro &#8211; Onlus e altri ospiti.<br />
La &#8220;viscerale&#8221; Napoli contro l&#8217;algida Torino, il sud &#8220;bistrattato&#8221; contro il nord &#8220;aristocratico&#8221;. Cronaca di una giornata che per il popolo calcistico partenopeo ha il sapore della riscossa, non solo calcistica. Il 31 ottobre 2009 il Napoli ritorna nel salotto buono del calcio italiano, espugna lo stadio Olimpico di Torino e dopo 21 anni batte la Juventus per 2-3 grazie alla doppietta di Hamsik ed alla rete di Datolo. &#8220;Seppelliteci qui&#8221; è il racconto di una giornata vissuta all&#8217;insegna della passione per il calcio che abbraccia un&#8217;intera città e che si manifesta attraverso le parole e le emozioni di Raffaele Auriemma, telecronista Mediaset Premium.<br />
Il volume, che ha la prefazione di Nino D&#8217;Angelo, (in totale 11 capitoli da leggere in 90 minuti) rivivono l&#8217;intensità e l&#8217;impeto che da sempre contraddistinguono la tifoseria partenopea anche attraverso spezzoni di una telecronaca diventata celebre in tutto il mondo calcistico per quel grido di vittoria: &#8220;Vogliamo morire qui, seppelliteci qui&#8221;.</p>
<p>Infoline: www.amicidellibro.it &#8211; staff@amicidellibro.it &#8211; +39 339 5357502</p>
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		<title>&#8220;Il Fuoco della Città&#8221;, Serata inaugurale di “Agorà Ipazia”</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jul 2010 05:31:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caffe Procope</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte e Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>

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		<description><![CDATA[Venerdì 16 luglio alle ore 21 si terrà l’inaugurazione del Centro culturale “Agorà Ipazia”. La sede è posta in via Duomo n° 58 Marcianise e nasce da un idea di un gruppo di giovani marcianisani amanti della cultura e della tradizione, come scopo c’è quello di formare un aggregazione culturale che rappresenti uno spazio libero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marcianise.info/wp-content/uploads/2010/07/fuocopopolare1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-6012" title="fuocopopolare1" src="http://www.marcianise.info/wp-content/uploads/2010/07/fuocopopolare1-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" /></a>Venerdì 16 luglio alle ore 21 si terrà l’inaugurazione del Centro culturale “<strong>Agorà Ipazia</strong>”. La sede è posta in via Duomo n° 58 Marcianise e nasce da un idea di un gruppo di giovani marcianisani amanti della cultura e della tradizione, come scopo c’è quello di formare un aggregazione culturale che rappresenti uno spazio libero per poter dare sfogo all’immaginazione, all’arte , alla musica e ad ogni genere di creatività. Tema della serata inaugurale è “Fuoco popolare” , ovvero, una serata all’insegna della musica popolare con i gruppi Tiritò e Compagnia dei suoni vaganti. Questi ci riporteranno indietro nel tempo con canzoni e balli tradizionali rivisitati, racconteranno di canzoni e suoni che si sentono spesso canticchiare dai nostri nonni. Per rendere il “salto nel passato” più realistico la serata sarà accompagnata da una degustazione di cibi e vini locali e il cortile verrà allestito con vecchi attrezzi contadini.</p>
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		<title>Dal libro &#8220;Io Nord &#8211; Tu Sud&#8221;, &#8220;L&#8217;Arringa&#8221; di Mario Patenuosto</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jul 2010 13:44:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caffe Procope</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte e Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>

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		<description><![CDATA[Il racconto che vi proponiamo è tratto dal libro &#8220;Io Nord -Tu Sud&#8220; edito da  Aracne, scritto a quattro mani da Mario Paternuosto ed Enzo Grossi. Si tratta di una serie di novelle che narrano di piccole e grandi cose della vita (l&#8217;alimentazione, il Natale, gli affari, la legge, i mezzi di trasporto, l&#8217;arte di vivere) visti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marcianise.info/wp-content/uploads/2010/07/ionordtusud.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-5981" title="ionordtusud" src="http://www.marcianise.info/wp-content/uploads/2010/07/ionordtusud.jpg" alt="" width="200" height="281" /></a>Il racconto che vi proponiamo è tratto dal libro &#8220;<strong>Io Nord -Tu Sud</strong>&#8220; edito da  <strong>Aracne,</strong><strong> </strong>scritto a quattro mani da <strong>Mario Paternuosto</strong> ed <strong>Enzo Grossi</strong>. Si tratta di una serie di novelle che narrano di piccole e grandi cose della vita (l&#8217;alimentazione, il Natale, gli affari, la legge, i mezzi di trasporto, l&#8217;arte di vivere) visti da un milanese e da un campano. Due medici accomunati dalla stessa specializzazione (entrambi gastroenterologi) e dall&#8217;amore per la ricerca trattano ciascuno a modo suo le stesse tematiche viste dalle due diverse prospettive: Nord e Sud, con stili e umorismi diversi e complementari. I racconti di questa raccolta tentano di sfatare un&#8217;ottusa contrapposizione fra due culture per dimostrare che l&#8217;italianità è un valore fondamentale da recuperare e che ciò che unisce nel segno dell&#8217;intelligenza è molto più di ciò che divide nel segno della stupidità.<br />
L&#8217;editore, tolte le spese , devolverà il ricavato della vendita del libro alla <strong>Banca dei Poveri </strong>del bengalese <strong>Mohammad Junus</strong> , premio nobel per la pace del 2006. Nelle prossime settimane il libro sarà distribuito presso alcune edicole di Marcianise.</p>
<p><strong>L&#8217;Arringa | di Mario Patenuosto<br />
</strong>I carrettini di taralli e le rivendite di limonata facevano affari d’oro grazie alla folla che in quel torrido pomeriggio di luglio affollava via dei Tribunali disputandosi le strisce di ombra a ridosso degli antichi palazzi . Tutti volevano assistere all’arringa finale del principe del foro avvocato Michele Nappa, difensore di Armando Cuocolo . All’interno dell’aula la folla, al di qua della transenna, aveva occupato anche il più piccolo spazio e tutti cercavano la posizione più comoda e più vicina all’emiciclo. Ognuno aveva usato come cuneo la propria spalla destra , quella più<br />
forte, per penetrare il muro umano . La progressione ad un certo punto era diventata impossibile come era diventato impossibile guadagnare una posizione frontale . Tutti si trovarono così ad angolo retto con lo scanno del presidente e di faccia al pubblico che aveva occupato gli scanni sopraelevati dell’emiciclo . Questa parte dell’aula del tribunale era riservata ad un ceto più elevato di quello che occupava il “parterre”. C’era la moglie del prefetto e quella del questore, e le mogli di altre grosse autorità napoletane . Le signore bene erano tutte lì perché si aspettavano una condanna esemplare per Armando Cuocolo, uxoricida di una signora del loro stesso censo . Di tanto in tanto spruzzavano in aria nuvolette di profumo, chiaramente significando la intolleranza per il tanfo che emanava la folla dei popolani raccolti, o meglio imprigionata, nel parterre . Questi ultimi non erano da meno e manifestavano il proprio dissenso di opinione e la loro opposizione di classe con antichi e significativi epiteti di cui i più leggeri erano “zoccole “ e “puttane”. In alcuni casi si tentò anche l’aggressione fisica quando uno zoccolo di una popolana sibilò sulla testa della moglie del prefetto mancando di un soffio la nobile cervice della dama .<br />
Qualche problema sorgeva anche fra le popolane del parterre , di tanto in tanto in qualche punto nella folla uniformemente compattata si notavano bruschi e focali eventi sussultori :<br />
“ Curnù, ‘u culo ‘o tast’ a chella spaccalof ‘e muglierete!”<br />
(Traduzione per il nordico : “ Cornuto, il culo lo tocchi a quella spaccaloffa (1) di tua moglie! )<br />
La popolana, la sodezza del di cui deretano era stata oggetto dell’attenzione di qualcuno, non essendo ella a tanto consenziente,<br />
distribuiva una serie di schiaffoni ai maschi che più le erano vicino, accompagnati da vivaci apprezzamenti come quello dianzi riportato . Erano però piccoli focolai di rissa subito sopiti dagli astanti .Man mano che il tempo passava, l’aria diveniva irrespirabile, ma nessuno<br />
abbandonava il proprio posto. Due intraprendenti venditori di limonate,<br />
interpretando l’esigenza di una idratazione da parte della folla e non potendo d’altro canto arrivare ai singoli consumatori incastrati l’uno nell’altro, si erano muniti di grosse canne da pesca e, dopo aver ritirato i soldi, facevano arrivare , anche al centro della sala , agganciata all’amo della canna da pesca , la fresca bevanda . Questa soluzione non fu senza polemica perché qualche limonata non arrivò mai a destinazione ma diede frescura funzionando come doccia e non come bevanda .Il processo Cuocolo era un evento straordinario e particolare . Per capirne i risvolti bisogna saperne la storia . Armando Cuocolo era un panettiere ed era un bell’uomo . Aveva la sua bottega al vicolo Tre Santi dove passava le sue notti lavorando ed infornando il pane . Era alto ed aveva i capelli ricci e neri e due occhi che sembravano due tizzoni . Piaceva alle donne ma non aveva mai tradito donna Bettina, sua moglie . Si sa, però, che le notti d’inverno sono lunghe e donna Bettina incominciò a sentirsi troppo sola nel letto con un marito che lavorava quando gli altri dormivano e dormiva quando gli altri lavoravano. Don Carlino, giovanissimo pizzicagnolo, abitava proprio alla fine del vicolo Tre Santi. Sua moglie era donna<br />
Brigida, alquanto scialba, e purtroppo non era solo questo il suo<br />
difetto perché era figlia di un temuto e feroce camorrista : don Gennaro<br />
“ ‘o killer” . Era chiamato in questo modo perché prima di assumere il potere era stato il killer del gruppo camorristico che adesso comandava .<br />
Don Carlino incominciò a salutare donna Bettina in un certo modo e donna Bettina incominciò a rispondere al saluto nello stesso modo. Così accadde che donna Bettina non si sentì più tanto sola nel letto . Le notizie in un vicolo hanno la velocità del vento e troppo presto arrivano ad orecchie pericolose . La relazione durava da appena due mesi quando un bel mattino don Armando, tornando dal lavoro, trovò la moglie e l’amante uccisi da cinque coltellate . Don Carlino era sposato con la figlia di don Gennaro da cinque anni . Chi aveva ucciso aveva voluto firmare quel delitto pur non lasciando prove ! Passarono ben tre anni prima che don Armando si accorgesse che esistevano anche le donne . Tanto accadde per la corte spietata di donna Vittoria , figlia di un grosso commerciante di Napoli, vedova e più anziana di don Armando. Don Armando la sposò anche perché il negozio di panettiere ormai non gli permetteva di vivere.<br />
Fu insomma un matrimonio d’interesse: la bellezza e la giovinezza di don Armando da un lato e i soldi di donna Vittoria dall’altra.. Più passava il tempo e più don Armando si accorgeva che l’aver sposato quella donna era stato uno degli errori più grandi della sua vita . Lo controllava in tutto , era di una gelosia ossessiva ed i frequenti litigi finivano sempre con la frase :<br />
“ Arma’, si’ solamente nu’ panettiere muort’ ‘e famm’ …….. Ah, si potesse turnà ‘a ret ‘ “<br />
“ Traduzione per il nordico : Armando sei solamente un panettiere morto di fame ….Ah se potessi tornare indietro !”<br />
Armando Cuocolo come minimo tre volte al giorno si sentiva chiamare<br />
“morto di fame” e “panettiere” . Tutto questo chiaramente per un decennio prima che avvenisse il fattaccio . Più Don Armando gli dava ragione e più aumentavano le urla . Come sempre succede nell’animo umano, anche nell’animo di don Armando incominciò lentamente a nascere l’odio . All’inizio fu antipatia, poi vero e proprio odio che andava crescendo a dismisura. Il povero ex panettiere odiava tutto della moglie e, quando poteva, per molte ore rimaneva fuori di casa. Il ritorno diventava un enorme sacrificio perché sapeva che, come da copione, per motivi futili e pretestuosi , sarebbe scoppiata la solita lite che si sarebbe conclusa con il solito “ morto di fame e panettiere “.<br />
Una bella sera donna Vittoria andò oltre e dopo averlo chiamato “ morto di fame e panettiere “ si alzò di scatto e afferrata una piccola statua bronzea di Pulcinella gliela lanciò contro . Il proiettile non raggiunse il bersaglio ma spaccò solamente un finto vaso cinese . Non così accadde quando, lanciato con rabbia , odio e disperazione dal forte braccio di don Armando rifece il percorso all’inverso . Questa volta il bersaglio fu centrato e donna Vittoria, colpita da Pulcinella al centro della fronte, passò a miglior vita .La società di Napoli si divise , la Napoli bene parteggiava per donna Vittoria , il popolo per don Armando . Ecco perché in quell’aula di tribunale si fronteggiavano, gareggiando in lazzi ed offese, il popolo del parterre e i signori degli scanni .</p>
<p>I primi ad entrare nell’aula furono i giurati che presero posto un po’ intimoriti dal rumoreggiare minaccioso della calca .Dalla foggia degli abiti si deduceva che la scelta era stata alquanto equilibrata fra popolani e classi più elevate . Poi fu introdotto nell’apposita gabbia don Armando Cuocolo , circondato dai carabinieri .Il clamore arrivò alle stelle . Entrarono altri carabinieri che cercavano inutilmente di placare i più facinorosi .<br />
Entrarono gli avvocati , il pubblico accusatore e poi la corte . Il presidente non si era ancora seduto sul suo alto scanno che alzando in alto il braccio urlò : “Ordine ….Ordine …..altrimenti faccio sgomberare l’aula !”<br />
Accadde allora qualche cosa di miracoloso : scoppiò nell’aula un silenzio irreale, assurdo se paragonato al clamore che vi albergava pochi attimi prima . Si sentiva persino il fruscio delle carte che il cancelliere stava facendo scorrere dinanzi al presidente, dal volto accigliato, che le analizzava frettolosamente e gliele riconsegnava . L’avvocato Michele Nappa, era entrato da una porta laterale insieme con gli altri avvocati della difesa . Era di bassa statura e di fisico tarchiato. Aveva i capelli rossi ormai presenti solo ai confini più lontani di una fronte alta e spaziosa .Per salutare porgeva la mano quasi come se facesse una concessione e quando eseguiva il gesto alzava il gomito ed offriva non il palmo della mano ma il dorso quasi che chi gli stringeva la mano dovesse prima baciargliela . I suoi colleghi si rivolgevano a lui con deferenza e rispetto. Michele Nappa, il più famoso penalista di Napoli, stava seduto al suo posto con le mani giunte e poggiate sul tavolo . Sembrava uno scolaretto pronto ad essere interrogato dalla maestra .<br />
Finalmente il presidente con un colpo di martello diede segno che aveva interesse a dare inizio al dibattito .<br />
“Signori, capisco la vostra animosità perché questo è qualche cosa di più di un semplice processo, voglio però avvertirvi che qualsiasi ……”esuberanza “di qualsiasi tipo, da parte del pubblico mi costringerà a continuare il processo a porte chiuse . Oggi abbiamo l’arringa dell’avvocato Nappa ! Prego avvocato! Se voi siete pronto….. noi siamo pronti ad ascoltarvi .”<br />
Il silenzio era diventato tale che si sentiva la voce lontana dell’acquaiuolo fuori il palazzo del tribunale che urla va “ Limonate ! ….Limonate ! “<br />
L’avvocato Nappa si alzò con studiata lentezza. Si aggiustò il collo della toga e si accorciò le maniche come se dovesse iniziare una rissa . Poi, con lentezza esasperante , tenendo lo sguardo fisso su un punto inesistente alle spalle del seggio del presidente raggiunse il centro dell’emiciclo , inarcò il capo ed alzò la mano destra in una posa benedicente e disse :<br />
“ Saluto il presidente, i giudici e i giurati di questa spettabile corte !“<br />
“ Grazie avvocato a nome dei colleghi e dei giurati . Potete iniziare la vostra arringa . Vi ascoltiamo !”<br />
L’avvocato Nappa strinse con entrambi le mani i risvolti del colletto della toga e abbassò il capo come per concentrarsi.<br />
Passò un tempo che sembrava immemorabile .La folla, muta, trattenne il fiato .L’avvocato Nappa levò il capo come se finalmente avesse trovato il filo conduttore e disse :<br />
“ Saluto il presidente , i giudici e i giurati di questa spettabile corte !”<br />
Il presidente si tolse con un rapido e nervoso movimento gli occhiali , contrasse i muscoli del volto e con voce irritata rispose:<br />
“ Avvocato Nappa ! Qui non siamo sordi ! Abbiamo sentito e gradito il vostro saluto e vi abbiamo anche ringraziato. Adesso, per favore, incominciate la vostra arringa ! “<br />
L’avvocato Nappa non rispose né modificò minimamente la sua posizione al centro dell’emiciclo . Abbassò solamente la testa e tutti sperarono che, quando l’avesse rialzata, finalmente avrebbe incominciato la sua arringa . Passarono i soliti momenti che sembravano secoli. Poi , inarcando di nuovo il capo con studiata lentezza, disse :<br />
“Saluto il presidente , i giudici e i giurati di questa spettabile corte “<br />
Il presidente livido con sfumature cianotiche, scattò in piedi e furente colpì il tavolo con il martello di legno sbagliando di ben dieci centimetri il punto di battuta .<br />
“ Avvocato, voi state sfottendo questa corte ! E’ la terza volta ! Io vi censuro ufficialmente ! Voi siete solamente un buffone ! Questa cazzo di arringa la fate o non la fate ?”<br />
“Signor presidente la mia arringa è già finita “<br />
“ Che significa ?”<br />
L’avvocato Nappa ,a questo punto si girò verso i giurati e disse, o meglio declamò :<br />
“ Signori giurati, signori della corte ! Come avete ben potuto osservare, il presidente di questo spettabile consesso, solamente per averlo salutato tre volte mi ha dato del buffone ed è uscito fuori dal seminato usando un frasario inurbano, non adatto al decoro di quest’ambiente ! Se l’avessi salutato una volta ancora, mi avrebbe fisicamente aggredito . Io sapevo questo ed ho artatamente procacciato la reazione .Mettiamoci ora nei panni dell’imputato che, per ben dieci anni, è stato umiliato più volte nel corso di ogni santo giorno di questi dieci anni . “ Panettiere e morto di fame “, sempre la stessa offesa ripetuta con tenacia e perseveranza , di giorno ed anche di notte . Sì, miei signori anche di notte , perché se di notte il mio cliente si alzava per andare in bagno e svegliava la sua signora, immediatamente era tacciato di cafonaggine con il solito finale di “panettiere e morto di fame “ . Qualsiasi persona avrebbe dovuto, dopo non molto tempo, essere curata in un manicomio . Chi ha ucciso la signora Vittoria non è stato il mio cliente ma il demone della follia che la signora Vittoria medesima ha allevato e cresciuto nella mente del marito ! Sostengo, inoltre, che la signora Vittoria, che apparteneva ad un mondo acculturato e ricco, sapeva bene quello che stava facendo . La signora Vittoria sapeva che stava preparando una reazione esplosiva ed incontrollabile nonché imprevedibile . Lo sapeva benissimo . Signori della corte la signora Vittoria ha voluto suicidarsi, avete sentito benissimo, ha voluto suicidarsi ! Chi l’ ha uccisa è stata una creatura che la signora ha creato nella mente del mio cliente . Il mio cliente, con l’omicidio, non c’entra per niente e quando è avvenuto l’omicidio il mio cliente non era in grado di intendere e volere . Quanto è stato fatto , è stato fatto a sua insaputa .<br />
Chiedo pertanto che venga assolto per non aver commesso il fatto.<br />
Così fu .</p>
<p>(1) Spaccaloff : indumento intimo (Tanga ) prevalentemente femminile che coprendo incompletamente l’area della regione anale spacca in due la colonna di flautulenza eliminata attraverso lo sfintere anale.</p>
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		<title>Presentato libro di suor Anna Maria D&#8217;Angelo su Giacomo Gaglione</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jun 2010 03:36:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caffe Procope</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte e Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>

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		<description><![CDATA[La sofferenza che diventa virtù, che consente di accettare come dono di Dio anche le più dure controversie della vita è la conferma ulteriore che non si può percorrere un cammino di santità per caso. Tale informazione è arrivata ad un folto gruppo di fedeli, entusiasti sostenitori del Venerabile Servo di Dio, Giacomo Gaglione, sabato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" src="http://www.marcianise.info/wp-content/themes/tma/images/featured/Giacomino_Gaglione.jpg" alt="" width="200" height="150" />La sofferenza che diventa virtù, che consente di accettare come dono di Dio anche le più dure controversie della vita è la conferma ulteriore che non si può percorrere un cammino di santità per caso. Tale informazione è arrivata ad un folto gruppo di fedeli, entusiasti sostenitori del Venerabile Servo di Dio, Giacomo Gaglione, sabato sera, nella <strong>chiesa dell&#8217;Annunziata</strong>, in occasione della presentazione del libro di suor <strong>Anna Maria D&#8217;Angelo</strong>: Accogliere il Vangelo nella fragilità &#8211; il catechismo di <strong>Giacomo Gaglione</strong>. Insieme alla scrittrice, sedevano al tavolo dei relatori don Antonio Di Nardo, Postulatore della Causa di Beatificazione di Giacomino fin dal 2000, e don <strong>Nicola Lombardi</strong>, Direttore dell&#8217;Istituto Superiore di Scienze Religiose &#8220;San Pietro&#8221; di Caserta. Ai fedeli, quindi, è stato trasmesso il messaggio che non si può prescindere da una vita di sofferenza &#8220;impeccabile&#8221; che avvia per il sentiero della santità, e che, di conseguenza, la Venerabilità è il risultato di una vita fatta di sacrifici e di sofferenza costante, accettati con amore. Se solo si pensa alla vita quotidiana di un adolescente afflitto da un male progressivo e inesorabile come la poliartrite, allora forse si può penetrare nella smisurata virtù che dimora in chi non solo riesce a sopportare la sofferenza senza lamentarsene, ma che l&#8217;accetta come un dono di Dio. Fu questa la condizione di Giacomo Gaglione.<br />
Nel corso della serata, i tre relatori hanno delineato la figura del Venerabile mettendone in rilievo la vita fin dall&#8217;infanzia, il drastico mutamento della sua esistenza, da speranzoso adolescente a &#8220;crocifisso&#8221; su una sedia di ferro, e l&#8217;incontro con Dio attraverso Padre Pio, che gli diede le strumentalità per mettere la sua vita al servizio degli altri. Soffrire in modo nuovo, dunque, con amore e per amore, fino a sorridere al dolore, è stata la testimonianza del venerabile Giacomo Gaglione, autore del Piccolo Catechismo dell&#8217;&#8221;Apostolato della Sofferenza&#8221;, oggetto di studio del lavoro di suor Anna Maria d&#8217;Angelo. Nell&#8217;ambizioso studio, non perdendo di vista mai lo stato &#8220;umano&#8221;, l&#8217;autrice Anna Maria d&#8217;Angelo muove la sua ricerca da alcuni interrogativi che, formulati all&#8217;inizio dei vari capitoli, costituiscono il filo rosso del suo sviluppo: di fronte a quale tipo di catechismo e catechesi ci troviamo? Quale il suo posto e il suo contributo nel contesto in cui è nato? La risposta è che si può ritenere ancora attuale il Piccolo Catechismo e rispondente al bisogno di evangelizzare la sofferenza. In questo contesto si colloca la consolante testimonianza di fede e di conversione di Giacomo Gaglione, nell&#8217;accettare la croce della sofferenza per cinquant&#8217;anni, a dimostrazione che l&#8217;uomo può anche non soccombere al dolore alla malattia e al patimento. Uno dei motti di Giacomo Gaglione, in particolare, dimostra la fondatezza del suo convincimento: &#8220;Siamo al servizio di Dio, anche noi facciamo parte dell&#8217;eroico esercito che non conosce sconfitte, chi ci ha chiamato è stato l&#8217;amore, chi ci guida è solo l&#8217;amore, è l&#8217;amore che continuamente pensa a noi&#8221;. E sentendosi al servizio di Dio egli dedicò la sua vita al sollievo e al conforto degli ammalati, e l&#8217;attraversò all&#8217;insegna dell&#8217;altra massima che fu la sua regola di vita: Io sono un povero infermo che porta tutto l&#8217;universo nel cuore perché Gesù ve lo ha messo. Se non amo mi sento morire. Nel corso della sua vita. Giacomo promosse l&#8217;opera dell&#8217;Apostolato della Sofferenza che fin da allora pubblica il periodico &#8220;Ostie sul mondo&#8221;, prevalentemente destinato agli ammalati. E furono proprio gli ammalati ad avere da lui una predilezione particolare; con loro Giacomo divise tutto ciò che aveva. Si diceva fortunato per la croce ricevuta, dicendo che cosi era più somigliante a Gesù Cristo. Portava conforto a tutti e si donava con preghiere ed offerte. Talvolta andava a visitare coloro che non potevano recarsi da lui, sottoponendosi a sofferenze e sacrifici notevoli. Al centro della sua attenzione, tuttavia, non ci furono solo i malati. Egli infatti si interessò ai bambini, speranzosi del futuro, agli anziani, turbati dall&#8217;inevitabile pensiero della fine terrena, ai sacerdoti, anime consacrate, al Papa, &#8220;dolce Cristo in terra&#8221; per cui dare anche la vita.</p>
<p><strong><em>Caterina Vesta</em></strong></p>
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		<title>Finissage mostra d&#8217;arte &#8220;Terra di nessuno&#8221; allo &#8220;Spazio Corrosivo&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jun 2010 03:36:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caffe Procope</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte e Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[Sabato 26 giugno 2010 dalle ore 18.30, presso l&#8217; antico Palazzo Grimaldi in via Giulio Foglia 65 a Marcianise, il Cenacolo artistico-culturale Spazio Corrosivo vi aspetta per il Finissage sul tema TERRA (di lavoro) SENZA IDENTITA&#8217;, inaugurato lo scorso sabato 15 maggio 2010 con l&#8217;incontro-dibattito di autorevoli ospiti intervenuti. Si chiude un evento che ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sabato 26 giugno 2010 dalle ore 18.30, presso l&#8217; antico Palazzo Grimaldi in via Giulio Foglia 65 a Marcianise, il Cenacolo artistico-culturale <strong>Spazio Corrosivo</strong> vi aspetta per il Finissage sul tema <strong>TERRA</strong> (<strong>di lavoro</strong>) <strong>SENZA IDENTITA&#8217;</strong>, inaugurato lo scorso sabato 15 maggio 2010 con l&#8217;incontro-dibattito di autorevoli ospiti intervenuti. Si chiude un evento che ha proposto notevoli spunti di riflessione su un tema spinoso e piu&#8217; che mai attuale, legato ad una terra, la nostra terra, che sopravvive senza identita&#8217; e che gli artisti di Spazio Corrosivo vivono e raccontano, ognuno con la propria sensibilita&#8217; ed interpretazione.<br />
Una mostra d&#8217;arte che offre molteplici chiavi di lettura, curata dal critico d&#8217;arte <strong>Enzo Battarra</strong>. &#8220;Terra di nessuno&#8221;: è l&#8217;annuncio di <strong>Antonello Tagliafierro</strong>. Candide parole dipinte direttamente su una terra arida e grumosa. Questo lavoro è un triste monito, un avvertimento, un grido di allarme. La scritta campeggia durissima nella sua essenzialità.<br />
<strong>Giuseppe Di Guida &amp; Raffaele Vargas</strong>, con i loro pani d&#8217;argilla, recuperano l&#8217;identita&#8217; del lavoro degli anni settanta, identita&#8217; legata ad una estetica &#8220;operaia&#8221; profondamente legata ai miti e ai riti del territorio. Un alfabeto umano propone <strong>Mimmo Di Dio</strong>, unità linguistiche lessicali e pittoriche, patrimonio di una cultura multietnica che si frammenta e si contamina in un territorio dove le identità sono talmente plurime da annullarsi reciprocamente.<br />
Un duro richiamo viene da <strong>Damiano Errico</strong> che, giocando anche con un&#8217;intrigante ironia, propone una nuova realtà orografica del territorio: il Monte Lo Uttaro di Caserta. È la foto di un&#8217;angosciante montagna di rifiuti ricoperta da un telo nero, materia di recenti battaglie sociali. E da questa stessa terra, precisamente dalla foce del Volturno, proviene la radice di albero rielaborata da <strong>Angelo Maisto</strong>, fino ad evidenziare gli aspetti antropomorfi di un &#8220;satiro&#8221; irriverente, figura trasgressiva e popolare.<br />
A tanta carnalità fanno da contrappunto le trasparenze di <strong>Teresa Dell&#8217;Aversana</strong>, capaci di dare leggerezza agli angusti spazi che si vanno a determinare. Sono porte che si aprono a identità in transito, a fantasmi di umanità. Il ricordo, la memoria, la vita che scorre, anzi la vita in salita. <strong>Agnieszka Kiersztan</strong> indaga sulla storia individuale, quella fatta di sogni che luccicano e di aspirazioni che tramontano. Su questa terra la storia siamo noi, anzi tutti noi!<br />
La ricerca di un&#8217;identità perduta è alla base del percorso visivo sperimentale che Vincenzo Iodice intraprende utilizzando la tecnica di un filmato, dove si sovrappongono immagini dal reale e figure disegnate, il tutto inserito in un degradato agglomerato urbano. Un brusco ritorno alla realtà, alla cronaca quotidiana è nel lavoro di Luca Lubello. La passione è nel delitto, è nel sangue che scende dal quadro, dove un revolver è protagonista di una superficie che tanto ricorda lo schermo televisivo. Intorno sono rose e proiettili. L&#8217;identità della terra è nel suo campionario antropico, nei suoi figli della diossina, eroi post-umani capaci di sorridere e sopravvivere a tutti gli attentati alla propria integrità fisica. <strong>Giovanni Tartaglione</strong> documenta con le immagini fotografiche i tempi e i modi dello scempio.<br />
Non c&#8217;è più spazio per un&#8217;infanzia felice, un&#8217;architettura incombente sovrasta sogni e bisogni delle generazioni ultime, mostri di cemento incutono nuovi terrori nei teneri cuori. Stefano Piancastelli racconta di una terra che perde pezzi di futuro.<br />
È ancora il paesaggio protagonista per <strong>Rocco Sciaudone</strong>, il paesaggio devastato. La storia ci insegna che si finisce per essere stranieri nella propria terra, nella terra dei padri, nella terra del lavoro (che non c&#8217;è). L&#8217;amianto è un simbolo, un allarme, un&#8217;induzione alla fuga. Non resta che chiudere gli occhi, anzi cancellarli dal volto, non per non vedere, ma per non essere visti nella propria identità, per non essere riconosciuti. Massimiliano Mirabella coniuga i propri autoritratti fotografici con gli interventi di pittura a smalto, le negazioni sul viso. Cala il sipario sulle variegate immagini di una realta&#8217; che deve pur cambiare!<br />
Espongono: <strong>Teresa Dell&#8217;Aversana, Mimmo Di Dio, Giuseppe Di Guida &amp; Raffaele Vargas, Damiano Errico, Enzo Iodice, Luca Lubello, Angelo Maisto, Agnieszka Kiersztan, Massimiliano Mirabella, Stefano Piancastelli, Rocco Sciaudone, Antonello Tagliafierro, Giovanni Tartaglione</strong>.</p>
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		<title>“Nott ‘e San Giuvann” tra sacro e profano: raduno spontaneo di musica popolare</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Jun 2010 05:11:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caffe Procope</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte e Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
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		<description><![CDATA[L’associazione Bagaria &#8211; tradizioni a confronto in collaborazione con il Dolcevita lounge bar, Musicammore cafè e La Casa Del Raviolo, con il patrocinio del Comitato per la Promozione del Patrimonio Immateriale, propongono un grande raduno spontaneo di musica popolare per sabato 26 giugno 2010 dalle ore 19,00 a Marcianise  in piazza martiri di Nassirya dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marcianise.info/wp-content/uploads/2010/06/Locandinasangiovann.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-5577" title="Locandinasangiovann" src="http://www.marcianise.info/wp-content/uploads/2010/06/Locandinasangiovann-213x300.jpg" alt="" width="213" height="300" /></a>L’associazione <strong>Bagaria</strong> &#8211; tradizioni a confronto in collaborazione con il Dolcevita lounge bar, Musicammore cafè e La Casa Del Raviolo, con il patrocinio del Comitato per la Promozione del Patrimonio Immateriale, propongono un grande raduno spontaneo di musica popolare per sabato 26 giugno 2010 dalle ore 19,00 a Marcianise  in <strong>piazza martiri di Nassirya</strong> dal titolo “<strong>Nott ‘e San Giuvann</strong>” , un evento evocativo di un momento tradizionalmente importante nel mondo folklorico: la giornata dedicata a <strong>San Giovanni Battista</strong>.<br />
Vanno ricordate infinite ritualita’ connesse a questa festa, si va dai proverbi, alle parentele simboliche, ai collegamenti con la fitoterapia e alle coltivazioni, fino ai fuochi benaugurali e, soprattutto, alle divinazioni popolari attuate attraverso forme innumerevoli, come l’anello sospeso nel bicchiere (per ottenere una risposta si/no), la chiara dell’uovo lasciata fuori la finestra la sera e interpretata la mattina, le veglie, il piombo fuso e poi fatto rapprendere nell’acqua fredda andando poi ad interpretare la forma che assume. Ancora nella settimana di San Giovanni è tradizione preparare il nocillo fatto in casa. Ma qual’e’ il senso di riproporre una “Nott ‘e San Giuvann”? Ovviamente non la dimensione filologica a cui nessuno di noi crede e che sarebbe oltremodo espropriante, ma la dimensione della conoscenza, del rispetto e della diffusione. Quello che l’associazione Bagaria propone e’ una evocazione di questo istituto cultuale, un modo di stare insieme, confrontandoci e divertendoci, sulle tematiche folkloriche che per tutti noi sono preziose.<br />
Questa serata è una delle occasioni per poter ammirare nel suo luogo d&#8217;origine la danza tipica di Marcianise e dei comuni limitrofi, ‘o ball ncopp ‘o tammurr, altrimenti detta ‘o<strong> ball e l&#8217;urz</strong>, tradizione di cui la paranza &#8220;re rarogne e nguille&#8221; è ad oggi l&#8217;unica depositaria ad averne a cuore la pratica e la trasmissione.<br />
Oltre alle paranze spontanee di ballo e canto sul tamburo che accorreranno da tutta la Campania, l’evento sarà accompagnato da stand enogastronomici, performance pittoriche, rievocazioni di divinazioni popolari ed esposizione di tammorre e castagnette artigianali.</p>
<p><strong>PROGRAMMA</strong></p>
<p>Dalle ore 19:</p>
<p>“Le erbe di San Giovanni” a cura di Paolo Giordano, erborista e fitoterapista.<br />
“Il culto di San Giovanni nella tradizione” a cura di <strong>Domenico Caiazza</strong>, storico<br />
Proiezioni audiovisive a cura di <strong>Augusto Ferraiuolo</strong>, antropologo e di <strong>Pasquale Corrado</strong>, documentarista<br />
Incontri sulle pratiche divinatorie tipiche della notte di San Giovanni in Terra di lavoro, “O’squaglio rò chiumm” a cura di <strong>Gerardo Masciandaro</strong><br />
Realizzazioni pittoriche a tema eseguite in tempo reale, a cura di Decio <strong>Carelli </strong></p>
<p>A seguire fino a notte inoltrata:</p>
<p>Canti e balli ncopp ‘o tammurr<br />
Divinazione popolare<br />
Degustazione di piatti tipici marcianisani a cura de La Casa del Raviolo (pasta tipica fatta in casa, birra e vino a prezzi popolari)<br />
Degustazione nocillo artigianale<br />
Esposizione di tammorre e castagnette artigianali</p>
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		<title>Chiusa la rassegna “Festa del libro&#8230;parliamone”</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Jun 2010 06:16:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caffe Procope</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte e Cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[“Siamo riusciti nell’intento di vivificare le politiche culturali, cogliendo e coordinando gli input provenienti dal territorio. In generale posso dichiararmi pienamente soddisfatto dell’esito dell’intera kermesse, e per questo devo ringraziare il sindaco Tartaglione, l’intera amministrazione e la commissione cultura per aver voluto fortemente la manifestazione, e per averla sempre lodata. Desidero altresì ringraziare le associazioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Siamo riusciti nell’intento di vivificare le politiche culturali, cogliendo e coordinando gli input provenienti dal territorio. In generale posso dichiararmi pienamente soddisfatto dell’esito dell’intera kermesse, e per questo devo ringraziare il sindaco <strong>Tartaglione</strong>, l’intera amministrazione e la commissione cultura per aver voluto fortemente la manifestazione, e per averla sempre lodata. Desidero altresì ringraziare le associazioni che vi hanno partecipato”.<br />
Con queste parole, nella serata del 10 giugno, il presidente della III commissione consiliare, nonché consigliere comunale <strong>Domenico Delle Curti</strong> ha concluso i lavori di “<strong>Festa del libro&#8230;parliamone</strong>”, kermesse culturale che ha incentivato il dibattito sulla scorta di spunti letterari. L’epilogo dell’intera manifestazione è stato affidato all’associazione <strong>Eclettica</strong> che ha promosso il saggio del giovane concittadino <strong>Mauro Foglia</strong>, dal titolo “Il personalismo di Ricoeur come possibile chiave di lettura dell’articolo 27 della Costituzione”. Ad applaudire il fortunato autore, che è in procinto di pubblicare un secondo saggio dal titolo “Democrazia e persona: profili di un rapporto problematico”, c’era anche il sindaco <strong>Antonio Tartaglione</strong> che, nella sala polifunzionale della biblioteca comunale, gremita per l’occasione, ha sottolineato come la comunità marcianisana sia una culla di intellettuali da valorizzare, anche grazie ad iniziative come quella presentata. Era altresì presente il professore <strong>Giuseppe Limone</strong>, Ordinario di Filosofia del diritto e della Politica presso la facoltà di Giurisprudenza della Seconda Università degli Studi di Napoli. Ha moderato la giovane <strong>Domenica Mezzacapo</strong> che, insieme a <strong>Raffaele Delle Curti</strong>, ha rappresentato l’associazione Eclettica al tavolo dei relatori. L’intervento incipitario è stato riservato a Caterina Festa dell’associazione “Amici del Libro”.</p>
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		<title>Don Peppino Merola riceve all’Aquila il premio Zirè d’oro</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Jun 2010 06:08:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caffe Procope</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte e Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Premiazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Il prossimo 17 giugno don Peppino Merola, vice parroco della SS. Annunziata, riceverà all’Aquila il premio Zirè d’oro per il suo saggio biografico dal titolo: Angelo Narducci e “Avvenire”. Storia di un giornalista, poeta, politico con l’ansia di essere cristiano (Aracne, 2009). Il libro, ormai noto ai marcianisani in quanto è stato presentato a Roma, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.marcianise.info/wp-content/themes/tma/images/featured/peppino_merola_vice_parroco.jpg" alt="" width="200" height="150" />Il prossimo 17 giugno don <strong>Peppino Merola</strong>, vice parroco della <strong>SS. Annunziata</strong>, riceverà all’<strong>Aquila</strong> il premio <strong>Zirè d’oro</strong> per il suo saggio biografico dal titolo: Angelo Narducci e “Avvenire”. Storia di un giornalista, poeta, politico con l’ansia di essere cristiano (Aracne, 2009). Il libro, ormai noto ai marcianisani in quanto è stato presentato a Roma, nella sede della Radio Vaticana, il 27 gennaio e a Marcianise, nell’ambito dell’iniziativa “Festa del libro…parliamone” l’8 aprile scorsi, racconta la vita del giornalista nato all’Aquila il 17 agosto 1930, fondatore e poi direttore, dal 1969 al 1980, del quotidiano dei vescovi italiani “Avvenire”. Che fu anche deputato al Parlamento europeo (1979-1984), intellettuale cristianamente impegnato, uomo di cultura e sensibile poeta. Morto prematuramente il 10 maggio 1984.<br />
Lo Zirè d’oro, indetto dall’Istituto di Abruzzesistica e Dialettologia a partire dal 2000, è dedicato proprio ad Angelo Narducci e assegna ogni anno: il premio nazionale di poesia e narrativa in lingua; il premio interregionale di poesia e di narrativa dialettale; il premio per la canzone popolare aquilana; il premio nazionale di giornalismo; il premio per la critica letteraria; il premio ai personaggi dell’anno. L’edizione 2009 benché dovesse essere anche l’occasione per ricordare il venticinquesimo dalla scomparsa di Narducci, a causa del terremoto, non si tenne. Quella ricorrenza sarà allora celebrata quest’anno, la sera del 16 presso l’Auditorium della Carispaq, all’Aquila, con un Convegno che vedrà al tavolo dei relatori: il direttore di Avvenire <strong>Marco Tarquinio</strong>, il sottosegretario alle comunicazioni sociali del Vaticano<strong> Angelo Scelzo</strong>, il presidente della giuria del Premio <strong>Angelo Paoluzi</strong>, il direttore della Libreria Editrice Vaticana don <strong>Giuseppe Costa</strong> e don <strong>Peppino Merola</strong>. La sera successiva, ci sarà quindi la cerimonia di consegna dei premi.<br />
Il saggio che ha fatto guadagnare a don Peppino prima l’essere invitato al convegno celebrativo come biografo ufficiale di <strong>Narducci</strong> e poi lo Zirè d’oro ha, oltre a quello ormai raro di una ampia e rigorosa documentazione, il pregio di non limitarsi alla biografia individuale (impresa già questa molto impegnativa) ma di collocare la figura del protagonista sullo sfondo delle vicende della stampa cattolica, nonché, e più in generale, di un paesaggio italiano ribollente che comprende, tra l’altro, le dolorose lacerazioni all’interno del mondo cattolico, la contestazione studentesca, le battaglie sull’aborto, la nascita del terrorismo e il rapimento di Aldo Moro, sino alla crisi di quel sistema politico di cui Narducci fu interprete attentissimo, appassionatissimo e lungimirante.</p>
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