Dopo la proiezione di alcuni anni fa del video-documento “ La Terra del Rimorso” di Ernesto De Martino, in piazza Atella in collaborazione con Cafeina Bar e l’esibizione di un gruppo autoctono del Salento, che allietarono le indimenticabili serate di inizio giugno, della terza edizione della Festa al Castello di Loriano, continua il lavoro di ricerca antropologica di Michele Colella, presidente dell’Associazione TIRITO’ e anche vicepresidente della Pro Loco MARTHIANISI di via Duomo.
L’instancabile desiderio di capire in tutte le possibili sfaccettature e qual è, il filo conduttore che unisce tramite la musica, i canti e il ballo popolare di due popoli (tammurriata e pizzica), cioè Terra di Lavoro e quello Salentino, tutto ciò, lo spinge da anni, fin giù nel cuore delle aride e profumate terre dell’estrema Puglia.
Colella, nell’ottobre del 2006 in “Racconti di Emozioni” scriveva:
“ Quando arrivai in quel garbato paesino dell’entroterra salentino, era nel cuore della notte, la quiete regnava assoluta sulle case bianche, basse e senza tetti, i lampioni scoliotici messi come sentinelle ai lati delle strade emanavano una luce che a malapena si notava in quella notte di luna piena già chiara e limpida”.
Poi, più avanti nel racconto continua.
“E’ agosto, ed i più fortunati sono stesi sulle lunghe, morbide e bianche spiagge della Baia dei Turchi, o stanno precari sulle merlate cale di Porto Badisco, oppure, semplicemente stanno amando il canto delle cicale, oziando all’ombra degli ulivi argentei della campagna salentina.
Ma l’estate è lunga ed il Salento non si muove, è lì da sempre, con i suoi due mari, con le sue tradizioni così veraci e passionali, con la sua storia tutta da raccontare, con le sue feste, i suoi balli e le sue musiche.
E’ lì che aspetta di essere scoperta, assaporata, vuole che si senta e che si tocchi con mano lo spessore della sua cultura e delle sue arti, vuole che vengono respirati i suoi odori.
Il loro presente è vivere nel sortilegio, nel momento in cui si invocano le guerre di civiltà, lì c’è l´antidoto.
Al veleno del malessere, loro, iniettano la pizzica, offrendo, figura all’informe, ritmo e melodia al silenzio minaccioso, colore all’incolore, e una prospettiva per immaginare, ascoltare, guardare oltre gli schemi imposti dalla società.
In questa terra; magia, cultura, celebrazione e sentimento religioso si uniscono in un solo rituale che utilizza la musica come mezzo fondamentale.
I canti, le note, i tamburi, sono invece il racconto delle mescolanze, sono la sintesi di incroci e sovrapposizioni di culture e civiltà.
Le danze smodate che tradizionalmente erano intese come terapia per guarire dal veleno della taranta, divengono il mezzo per manifestare e forse per guarire da mali moderni ben differenti.
La pizzica è una danza che va incontro, no contro, la pizzica, è come tante melodie; zigane, maghrebine, balcaniche, insomma, è un pentagramma mediterraneo che suona come intona il mare.
Oggi la tarantola non pizzica più nei campi, ma piuttosto morde nelle strade, fra smog e stress quotidiano, e la medicina per questo male è sempre la stessa; i balli ossessivi sul ritmo dei suonatori che, lasciano il sangue sulle pelli dei tamburelli percossi fino allo stremo.
Era al volgere di una torrida giornata di quell’agosto, e pian piano la taranta culturalmente mi attaccò. Per sempre.
Accadde poi, sul nascere di una lunga notte salentina, quando s’erano levati tutti gli odori che sovrastano il mare, quando la campagna esplode tutta la sua forza, il suo profumo, quando il sole si trova all’altra parte della terra, e illumina la luna, regalando una luce meravigliosa e inspiegabile alle notti estive del Salento.
Giunto il giorno conclusivo degli appuntamenti che danno vita alla grande ragnatela di eventi estivi, anch’io mi preparai per incamminarmi verso quel luogo magico, dove vogliono tornare a nuova vita, tutti quelli che vivono di normalità, e che per un giorno intero si muovono fino all’alba per inebriarsi di sud.
L’aria era ancora arroventata quando nel primo pomeriggio arrivai a Melpignano, un paesino come tant’altri che trovi andando per quelle terre, nonostante piccolo quel paese, si offriva senza confini brillando di una luce propria.
Era un continuo pellegrinare di anime, che arrivavano da ogni dove, una processione di giovani, si muoveva continua dalla vecchia e arrugginita pensilina della piccola stazione ferroviaria, fino all’immenso piazzale davanti al convento degli Agostiniani.
Austero e imponente, il complesso architettonico del convento, che a quell’ora regalava gratuitamente la sua ombra al palco, allestito sul suo fianco per il concertone finale della Notte della Taranta.
L’immenso spiazzo, rendeva false le reali dimensioni del convento con l’annesso palco, ma, quando mi trovai a pochi metri dalle transenne che sbarravano il passo, mi resi conto che era enorme, tanto grande, che per guardare i fari posti alla sommità, dovetti portare il mento verso il cielo.
Gli strumenti tradizionali erano tutti silenti ai loro posti, erano tantissimi; viole, violini, chitarre, fisarmoniche, cembali, ghironde, ma in maniera copiosa, organetti e tamburelli.
Il verde dell’erba di quello spiazzo senza confini, faceva da soffice e fresco tappeto per tutti i convenuti, che, seduti in cerchio tra mille altri cerchi, nell’attesa, si attrezzavano per l’inizio del gran concerto.
Solo i variegati accenti, davano la concreta misura dei tanti popoli che lì si ritrovavano, tutti per lo stesso motivo, la musica, quella musica. La pizzica.
L’inizio, lento e ritmato, poi, incalzante e interminabile, quel ritmo pizzicato…
… tra oltre centomila anime vibranti, senza conoscerci, bastava una parola pronunciata nei propri dialetti, che scattava un sorriso o uno sguardo per comunicarci sentimenti ed emozioni dello stesso colore. “
Programma e curiosità del concertone della “La Notte della taranta”
Sabato 28 agosto 2010, nel piazzale dell’ex Convento degli Agostiniani a Melpignano, l’Orchestra popolare La Notte della Taranta, diretta dal pianista e compositore piemontese Ludovico Einaudi, proporrà i brani classici della musica popolare salentina tra suoni tradizionali ed elettronica. L’orchestra è composta da oltre venti tra musicisti (tamburelli, percussioni, batteria, fiati, chitarre, mandola, violini, viola, violoncello, organetto e fisarmonica) e cantanti. Sul palco, per l’evento finale, si alterneranno alcuni ospiti speciali che si cimenteranno con i brani della tradizione: la cantante portoghese Dulce Pontes, considerata una delle più fulgide stelle della world music e tra le maggiori e innovative interpreti di tradizione fadista; la cantante greca Savina Yannatou, che nel corso della sua carriera si è mossa tra musica tradizionale, medievale, rinascimentale e barocca, fino a scoprire un grande amore per l’improvvisazione vocale, il jazz, l’avanguardia; il dj e polistrumentista turco Mercan Dede, che da anni sperimenta la fusione di elettronica e tradizione folklorica del suo paese, riuscendo a trasporre in musica la filosofia Sufi dell’armonia degli opposti; i salentini Sud Sound System, che tornano sul palco di Melpignano con la loro carica reggae; Les Tambours Du Burundi, un ensemble di danzatori e percussionisti considerato nel mondo l’ambasciatore della cultura burundese e del tamburo; i Taraf de Haïdouks, ensemble composto da voci, violini, fisarmoniche, cimbali, contrabbasso e clarinetto, che prende il suo nome dagli antichi banditi della Romania feudale, ancora oggi considerati simbolo di libertà e giustizia sociale; Ballaké Sissoko, strumentista di gran talento, proveniente da una famiglia di griot maliani, considerato tra i più grandi interpreti della kora del suo paese.
Il Concertone di Melpignano sarà aperto, come da tradizione, dai versi di Pierluigi Mele, poeta, autore e regista teatrale, e vedrà anche l’esibizione di Joe Petrosino & Rockammorra, vincitore del concorso Note per la Notte, dedicato a giovani band che rielaborano la musica popolare, realizzato in collaborazione con il Meeting delle Etichette Indipendenti nell’ambito del progetto La Taranta nella Rete. Subito dopo, sul palco Uccio Aloisi, fondamentale riferimento per tutti coloro che intendono avvicinarsi alla musica di tradizione orale salentina, affiancato dal gruppo Robba de Smuju e gruppi di cantori tradizionali.
Da Marcianise, Colella e tanti altri amici, partiranno verso Melpignano per l’ennesimo appuntamento della Notte della Taranta.
Per info: 333 6781840
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