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Arte e Cultura

Dal libro “Io Nord – Tu Sud”, “La pizza di pomodoro ed il camorrista” di Mario Paternuosto

Anche il racconto che vi proponiamo è tratto dal libro “Io Nord -Tu Sud“ edito da Aracne, scritto a quattro mani da Mario Paternuosto ed Enzo Grossi. Si tratta di una serie di novelle che narrano di piccole e grandi cose della vita (l’alimentazione, il Natale, gli affari, la legge, i mezzi di trasporto, l’arte di vivere) visti da un milanese e da un campano. Due medici accomunati dalla stessa specializzazione (entrambi gastroenterologi) e dall’amore per la ricerca trattano ciascuno a modo suo le stesse tematiche viste dalle due diverse prospettive: Nord e Sud, con stili e umorismi diversi e complementari. I racconti di questa raccolta tentano di sfatare un’ottusa contrapposizione fra due culture per dimostrare che l’italianità è un valore fondamentale da recuperare e che ciò che unisce nel segno dell’intelligenza è molto più di ciò che divide nel segno della stupidità.
L’editore, tolte le spese , devolverà il ricavato della vendita del libro alla Banca dei Poveri del bengalese Mohammad Junus , premio nobel per la pace del 2006. Nelle prossime settimane il libro sarà distribuito presso alcune edicole di Marcianise.

La pizza di pomodoro ed il camorrista (Mario Paternuosto)
Don Gaetano Donnarumma era un uomo di rispetto a Napoli e fuori Napoli .Donna Carmela , la di lui consorte, aveva una valenza superiore perché, oltre ad avere il rispetto di tutti ,aveva anche il rispetto del marito. Don Gaetano abitava a Forcella al vicolo Scassacarrozze dove aveva abitato suo padre ed il padre di suo padre , tutti morti per infortunio sul lavoro. L’infortunio per il nonno era stata una coltellata di “Ciruzzo “ ‘o Casalese. Al padre il biglietto per l’aldilà era stato rilasciato da una scarica di pallettoni . Fu una vera opera d’arte perché la fucilata sparata sul collo a breve distanza, l’aveva praticamente ghigliottinato .L’ autore è rimasto per sempre ignoto.Il vicolo era umido e maleodorante ma don Gaetano e la moglie non avevano mai voluto abbandonarlo nonostante le continue pressioni della “ famiglia “ . I suoi uomini avrebbero infatti preferito un’abitazione più facilmente difendibile, magari con alte mura in cemento con telecamere ,come vanno di moda oggi fra i camorristi che contano. Ma quel vicolo era il “ suo “ vicolo e don Gaetano non l’avrebbe mai potuto abbandonare .I due ingressi del vicolo erano sempre sorvegliati da due uomini che lasciavano passare solo gli abitanti del vicolo . Un estraneo per entrare nel vicolo doveva spiegarne il perché agli uomini di guardia e lo doveva fare in maniera convincente , altrimenti si beccava un paio di schiaffi…… se era fortunato . Molte volte turisti ignari erano stati sottoposti a tale trattamento perché rivendicavano il diritto di andare dove volevano . Al postino non era permesso entrare : la posta di tutti gli abitanti del vicolo veniva ritirata dai “guaglioni “ di guardia e poi recapitata ai destinatari . Qualche anno prima un killer di don Ciro Pezzella, travestito da postino, era quasi riuscito a forzare la protezione del vicolo ma fu riconosciuto da uno degli abitanti ed i “ guaglioni “ provvidero immediatamente a sistemarlo : Peppe “nas’e cane” (naso di cane ) gli spaccò la testa e Concetta “a fruttaiola” offrì gentilmente un suo “vascio” (abitazione a pian terreno) per squagliare la salma .E’ inutile dire che gli uomini di don Gaetano avevano il sostegno compatto di tutti gli abitanti del vicolo che formavano un ostacolo non facilmente superabile quando la polizia faceva irruzione .Nemmeno questo era affidato al caso perché vi erano i cosiddetti “ammuinatori” (arruffatori di popolo )che pur essendo un nome di genere maschile in realtà era rappresentato essenzialmente da donne . Quando le forze dell’ordine bloccavano i due ingressi del vicolo per arrestare qualcuno, le donne vi si avventavano contro con furia inaudita permettendo così al ricercato di squagliarsela. Se queste erano le forze di terra, con non meno vigore era presente sul campo la forza aerea : sui malcapitati carabinieri o poliziotti venivano scaricate dalle finestre dei palazzi del vicolo ferraglie e mobili fuori uso . I “guaglioni” avevano provveduto a mettere due tabelle di divieto di accesso alle due entrate……. diciamo per mettersi a posto con la legge . Molte volte, con ampio spiegamento di forze, lo Stato era intervenuto a togliere le tabelle ma il vicolo era rimasto senza la sua “ conveniente “segnaletica per non più di mezza ora . In alcune situazioni importanti e per non dare troppo nell’occhio, gli uomini di guardia erano addirittura vestiti da vigili . Nel mondo spietato della camorra meno si appare e più si rimane in vita. In coerenza con questo principio don Gaetano aveva fornito la sua casa di tutti i confort, vi era persino un giardino pensile. Quando usciva, era accompagnato da almeno una decina di guardaspalle pronti ad entrare in azione al minimo sospetto. La strategia militare di don Gaetano prevedeva che gli uomini dovessero svolgere sempre lo stesso compito al fine di raggiungere il massimo della specializzazione . Questa convinzione aveva fatto sì che Totonno ‘o “fuggiasco “ si ammalasse di diabete . Il predetto, al secolo Antonio Esposito , per anni aveva fatto la guardia sempre allo stessa entrata del vicolo Scassacarrozze , lato Forcella , per intenderci . Per sua sfortuna proprio all’angolo c’era la pizzeria di don Pasquale ed il nostro Totonno , in verità molto ghiotto , mangiava pizze in quantità industriali finchè non divenne prima “chiatto” (grasso) e poi gli venne la malattia “zuccarina” (diabete mellito). Nel giorno della nostra storia ricorreva il compleanno di donna Carmela . Era stata in gioventù una bella donna ma ora lo scorrere degli anni aveva lasciato impietose tracce . I capelli folti , ricci e neri erano solo un ricordo .La figura rimaneva slanciata ed il seno opportunamente supportato faceva la sua figura ma la pelle del collo era affastellata in lunghe pieghe .
Solo gli occhi neri e misteriosi avevano mantenuto tutta la loro luce.
Avevano pranzato in cucina . Ciononostante la tavola era però stata imbandita con argenti e cristalli come se fosse un pranzo di gala . Era una precisa volontà di don Gaetano che anche se doveva mangiare una frittata pretendeva il massimo della eleganza a tavola.
Don Gaetano osservava pensieroso il colore vermiglio del vino Porto in un elegante calice di cristallo . Donna Carmela sorridendo, porgeva i piatti vuoti a Nina , la cameriera . Don Gaetano guardava compiaciuto la spilla di diamanti che portava appuntata sulla camicetta.
“ Gaetanino, questa spilla , che mi hai voluto regalare, è veramente bella . Hai notato come la guarda Nina ?” disse donna Carmela con voce compiaciuta.
“Sapessi che lavoro ho dovuto fare per averla ! Modestamente ho fatto venire , mentre tu eri all’ignaro di tutto , i migliori gioiellieri di Napoli !”
“Ma se sono venuti qui, perché non me l’ hai fatta scegliere?
“Ah…Ah…Questo no . Il regalo è una sorpresa e poi dopo tanti anni vuoi che io non conosca i tuoi gusti ? Mamma mia , Carmela ! Ma ci pensi ? Quanti anni sono passati !
Quando mi guardi con quegli occhi mi fai però venire sempre i brividi …..” .Don Gaetano allungò la mano per una furtiva carezza alla moglie che non si ritrasse ma sorridendo disse
“ Statti quieto ! ….Non vedi che c’è Nina ? …..Aspettiamo che se ne vada ! Se però hai i brividi ….potresti avere la febbre ……Ne’ guaglio’ non è che mi regali qualche malattia nel giorno del mio compleanno ? “ Terminò il discorso con una chiassosa risata .
“ Sei la luce degli occhi miei ! Per te potrei fare qualsiasi cosa ! Scipperei il cuore dal petto a chiunque osasse solo guardarti “ disse don Gaetano stringendo il pugno . Donna Carmela smise di ridere ed un velo di tristezza comparve nei suoi occhi ,
“ Gaeta’, non ti preoccupare ! Nessuno mi guarda, anche perché sarebbe impossibile guardarmi dato che usciamo di rado …..Certo viviamo nell’agio anzi, diciamolo pure, nel lusso più sfrenato ….Quando però dobbiamo uscire è sempre un problema ….Capisco che è impossibile uscire senza “guaglioni” ma , ammettiamolo, abbiamo paura anche con la scorta ! Si, abbiamo paura ! I “guaglioni “ della scorta…… hanno loro stessi paura ! L’altra domenica a via Caracciolo per poco non succedeva un guaio quando i “guaglioni “ hanno estratto le pistole per il rumore di un motorino con il tubo di scarico rotto. Se poi debbo trarre delle conclusioni dalle mazzate che hanno dato al padrone del motorino , devo dire che i tuoi uomini hanno più paura di noi ! “
“ Gioia mia, che pensieri ti sei messi in testa ? Io non ho paura nemmeno del diavolo! Quella che tu chiami paura è prudenza e circospezione ! Lo sai chi sono ! Lo sai quanti infami vogliono la mia morte ! Se non ci comportiamo in un certo modo, questa soddisfazione gliela daremo
presto ! “
“Siamo ricchissimi, perché non ci ritiriamo? ….Perché non andiamo via ?”
“Dove? Dove potresti trovare gente come i nostri uomini che sanno che se perdono , ossia se permettono l’uccisione del loro capo , muoiono anche loro , perché i loro nemici li stanerebbero ovunque ? Anima mia, ma è la prima volta che mi fai questi discorsi !Cosa è successo ?”
“ Niente ! Non è successo niente ! Ma fammi capire. Se i nostri nemici riuscissero ad uccidere noi …..i nostri
“ guaglioni” non potrebbero passare con il vincitore ?”
“ No !”
“Perché, se la natura umana è così ?”
“ Non in questo caso ! Dimmi il nome di una “famiglia” nostra acerrima nemica……una qualsiasi non ha importanza !”
“ Quella di don Ciro Pezzella !”
“ Bene ! A Ciro Pezzella detto ‘o marvizz’ (tordo ) ,dopo che fece saltare il nostro supermercato in cui morirono due della nostra gente , il nostro don Pasquale Amendola , per vendicare la “famiglia” , ha strangolato il nipote e buttato la madre da una finestra del terzo piano . Vuoi che ti spieghi che succede a Pasquale se la nostra famiglia si sfascia con la nostra morte ? Vuoi continuare ?…….Ma perché facciamo questi discorsi ? Anima mia , dimmi che ti manca ed io lo porterò ai tuoi piedi.”
“Mi mancano le piccole cose !”
“Quali ? Fammi un esempio !”
“Una pizza !”
“ Questo è tutto?!….Una pizza ?! Stasera ti faccio preparare , su in giardino ,quindici pizze . Inviteremo qualcheduno e taglieremo la torta con le candeline ! Va bene ?”
“ No ! Se mi vuoi bene devi portarmi a mangiare la pizza in un ristorante ….in mezzo alla gente comune …..dove nessuno sa che io sono la signora Donnarumma !”
“ Bene. Domani sera andremo….”
“ Ho detto stasera !Domani è un altro giorno ! Oggi è il giorno della mia festa !”
“ Ma ragiona ! Queste cose vanno organizzate ….non si possono improvvisare …..Possono essere pericolose ….Fammici pensare un po’” Don Gaetano si alzò ed incominciò a girare nervosamente per la stanza . Sulla tavola il caffè fumante, che Nina aveva
servito, incominciava a raffreddarsi tanto che Donna Carmela disse :
“ Lascia stare. Sarà per un’altra volta ! Bevi il caffè prima che si raffreddi !”
“ No ! Hai ragione tu ! E’ la tua festa e stasera mangerai la pizza in una pizzeria …..Solamente devo risolvere dei problemi ……Il fatto è che proprio stasera ho tutti gli uomini impegnati : Ciccio “mezza botta” stasera deve sparare a un medico nelle gambe perché quel cornuto si è fatto prestare dei soldi per pagare dei debiti di gioco e non ce li ha ancora restituiti………… Pasquale “quaquaraquà” con altri due deve andare a “mazziare” (picchiare ) due sindacalisti . Ho dovuto mandare tre persone perché i sindacalisti sono operai metalmeccanici ed hanno le mani pesanti e non vorrei che rompessero loro la testa a Pasquale………….Nicolino “puzzaciato” (soggetto con alitosi ) deve mettere la bomba sotto la macchina dell’ingegnere Parrino ….Perrini o come cazzo si chiama……..Il resto sta controllando le nostre attività notturne . Sono rimasti i quattro uomini di guardia sottocasa ma se li utilizzo per andare a mangiare la pizza, quando torneremo a casa troveremo qualcuno pronto a scannarci nel nostro letto . Da soli non possiamo andare perché a Napoli siamo più conosciuti del sindaco ……Almeno fosse un’altra città !” Don Gaetano si fermò di botto fissando un punto indefinito dello spazio e continuando a ripetere,
“ Un’ altra città ! Ecco la soluzione : un’altra città ! Carmè preparati ! Andiamo a mangiare la pizza e preparati anche a rimanere una notte fuori . ” disse, o meglio urlò, don Gaetano con evidenti note di allegria .
“ Gaetanino, scherzi o fai “overo’”(per davvero ) ? Non era mai successo! Troppa grazia! Vuoi vedere che fai “squagliare “ (liquefare ) il sangue di San Gennaro prima del tempo ? Scusa, ma non ti sembra un po’ presto per andare a mangiare la pizza ?” Don Gaetano non la sentì nemmeno, stava parlando al telefono con uno dei quattro uomini che facevano la guardia nel vicolo e gli ordinava di salire immediatamente da lui .Comparve trafelato alla sua presenza dopo non più di tre minuti Carmine De Stefano, un uomo di circa venti anni non di alta statura ma dalla corporatura possente e don Gaetano lo apostrofò così :
“ Carminie’,tu sei il più fesso di tutti i miei uomini ! Stasera però ti voglio affidare una missione importante : devi fare uscire me e mia moglie dal vicolo senza assolutamente essere notati .”
“ Don Gaetano , voi siete il padrone nostro e quando parlate così , lo so , lo fate per scherzare e perciò vi voglio bene ! Il vostro desiderio è un ordine . Fra mezz’ora esatta uscite dal portone principale, attraversate il vicolo e andate da donna Concetta , come se voleste farle una visita . La casa di donna Concetta ha
un’uscita nel vicolo parallelo a questo , in un cortiletto . Potrete salire così a bordo della macchina “pulita” che io porterò lì …..diciamo fra quaranta minuti . Don Gaetano vi “paro” (sembro) adesso meno fesso?”
“Carminie’, tu non ti devi preoccupare. La fessaggine è un dono di natura che a volte fa pure comodo . Quando si è fessi, si ha sempre ragione !”
Tutto andò come previsto. Carminiello, nel tentativo di far cambiare il giudizio del suo capo, fu perfetto . Aveva procurata una monovolume con i vetri affumicati , macchina che certamente non avrebbe dato nell’occhio . Alle due don Gaetano aveva avuto l’idea , alle tre e mezzo don Gaetano e signora avevano i biglietti per il volo Alitalia Napoli -Milano delle diciassette. Alle diciannove, dopo aver depositato il piccolo bagaglio in un grosso albergo del centro, stavano passeggiando sottobraccio come due fidanzatini nelle luci natalizie di via Montenapoleone.
“ Grazie, Gaetani’, mi hai fatto felice ! Guarda quanti bei negozi ! Aiutami a comprare qualcosa ! “ Donna Carmela voleva approfittare di quel momento che aveva tanto desiderato ed entrava in tutti i negozi . Don Gaetano l’assecondava ma cercava sempre di mantenersi alquanto defilato e portava un ampio cappello ed il bavero del cappotto rialzato . Era prudenza istintiva ! Era la prudenza istintiva della belva che sa che non è al vertice della piramide biologica e che come caccia sbrana ed uccide così può essere sbranata ed uccisa .Non aveva armi ed il fatto lo rendeva nervoso , era come se fosse nudo . Da un lato si era quasi pentito di aver concesso un momento di normalità alla moglie , dall’altro cercava di convincersi che quella passeggiata doveva durare necessariamente poco perché, vista la quantità di regali che la moglie comprava in ogni negozio, a breve le sue possibilità di facchinaggio sarebbero state esaurite . Quei pacchi che portava in braccio a don Gaetano non dispiacevano affatto, anzi !……..In quelle condizioni anche il suo vicino di casa non avrebbe potuto riconoscerlo . Come previsto, dopo poco stavano in un taxi coperti di pacchi ed in viaggio verso l’albergo . Donna Carmela non volle nemmeno riposare un po’ e immediatamente partirono alla ricerca di una pizzeria . Il tassista si era offerto di portarli nella migliore pizzeria di Milano, don Gaetano, che di Milano conosceva solo il duomo perché l’aveva visto in cartolina, non poté far altro che fidarsi . Il locale era accogliente ed invitante . Appena entrarono superando una grossa porta a vetri, furono immediatamente accolti da un cameriere che li guidò ad un tavolo al centro della sala . Don Gaetano allungò cinquanta euro al cameriere e disse :
“ A noi un tavolo d’angolo ….prego !”
Il cameriere, alla vista della mancia generosa prima diede dell’”eccellenza “ a don Gaetano, poi curvò la schiena e non l’alzò più sino a che non li ebbe fatti accomodare in uno degli angoli della sala . Era il posto più protetto perché limitava a novanta gradi il possibile campo di aggressione ma era una precauzione inutile perché don Gaetano come difesa aveva solo le mani . Donna Carmela capì le sue preoccupazioni e disse:
“ Gaetanì, di che ti preoccupi ? Come vuoi che qualcuno ci abbia potuto seguire da Napoli ? ! Stai tranquillo . Appena mangiata la pizza, ce ne andiamo . “ Don Gaetano sorrise compiaciuto delle preoccupazioni della moglie nel rassicurarlo . Il locale era separato da un vetro dallo spazio dove c’era il forno per le pizze . Tre pizzaioli si esibivano di fronte ad un gruppetto di ragazzini che, quando vedevano le pizze lanciate in aria, esplodevano in entusiastici olè . Un signore di mezza età, ben vestito, controllava le pizze dopo che , cotte , venivano tirate fuori dal forno .Don Gaetano l’aveva notato appena entrato perché questo signore l’aveva fissato a lungo ed anche dopo continuava a sorvegliarlo con lo sguardo . Don Gaetano aveva già visto quell’uomo , lo sentiva , ma non sapeva dove . Avevano finito di mangiare le pizze ed avevano chiesto ancora un’altra pizza che era stata appena servita quando l’uomo che si era interessato a loro , sin da quando erano entrati nel locale , venne verso di loro . Aveva il volto serio, quasi minaccioso . Quando fu vicino, senza
un minimo cenno di saluto incominciò a parlare :
“Voi siete don Gaetano Donnarumma di Forcella …..uomo di rispetto !”
“ A servirvi !”
“ Era buona la pizza ? “
“ Era buona ! Scusate, chi siete voi che conoscete il mio nome ?”
“ Mi dovreste conoscere !”
“ Ed invece non vi conosco ……ed incominciate ad innervosirmi !”
“ Io sono di Napoli ! A Napoli chi non conosce don Gaetano Donnarumma ? Nessuno ! Don Gaetano che con uno schiocco delle dita può immediatamente avere al suo servizio tutti i guappi di Forcella . Voi non mi conoscete ma ciò è strano perché dovreste ricordarvi di me ! Non vi ricordate ? Veramente non vi ricordate ? Gesù ! A me pare impossibile che voi non vi ricordiate . Mio padre era Catello Esposito , detto “tre dita “ ….Io gli somiglio molto ! Don Gaetano Donnarumma , voi avete bruciato la pizzeria di mio padre tre volte perché non vi voleva pagare il pizzo…..In realtà non poteva pagarlo . La terza volta con la pizzeria è bruciato anche mio padre ! Vi ricordate adesso ? Siete venuto anche al funerale di mio padre e mi avete regalato un lecca lecca . Io ho ancora quel lecca lecca …….. l’ho messo in un quadro per ricordami sempre di voi ….ed infatti non vi ho mai dimenticato . Adesso a Milano sono come voi a Napoli , ricco e potente ! Ma mi manca una cosa : non posso riportarvi il lecca lecca a Napoli . Pensavo di dover, prima o poi, venire io sino a Napoli …stavo aspettando l’occasione … ed invece …..guarda il destino ….siete venuto voi a Milano ….e siete proprio capitato in una delle mie pizzerie .
Questo ci onora ed adesso vi offro anche lo champagne !”
Fece un cenno a un cameriere che si avvicinò portando un piccolo quadro che fungeva da vassoio con una bottiglia di champagne in precario equilibrio . Il cameriere reggeva il quadro con due mani perché la bottiglia era spostata di lato per far ben vedere un lecca lecca che gli anni avevano ingiallito e saldato al vetro. Don Gaetano e la moglie erano impietriti .L’uomo girò loro le spalle e si avviò verso il forno delle pizze . Estrasse il telefono e pronunciò qualche parola .Solo qualche parola e poi si appoggiò con un gomito sul banco accendendo una sigaretta.
“ Gaetanì, cosa sta succedendo ? “
“ Tutto …….fra poco ci ammazzeranno! “
“ Gaetanì, non voglio morire a Milano ……riportami a Napoli!”
Si fermò una moto fuori dal ristorante . Due giovani scesero con calma , guardarono nel locale attraverso i vetri appannati dalla pioggia e poi ripartirono con lentezza . Don Gaetano pensò che erano dei professionisti perché avevano dei gesti e movimenti lenti e sicuri , avevano voluto assicurarsi sul numero di persone che stavano nel locale . Sarebbero presto tornati ed avrebbero fatto il loro lavoro . Quei due giovani erano stati notati anche dalla signora Donnarumma che disse :
“ Gaetanì, hai visto quei due ? Andiamo via !…… Andiamo via !”

“ Per andare via di qui debbono arrivare i carabinieri , per fare arrivare i carabinieri , prima che tornino quei due , debbo scatenare una rissa “
Si alzò afferrando il collo di una bottiglia ma si risedette immediatamente lanciando uno sguardo disperato alla moglie .
“ Gaetanì, sono io che sbaglio o si sente una puzza di……..”
“ Merda ! Sono io ! Sono io ! Mi sono cacato addosso ! In certi momenti succede a tutti …….anche agli uomini come me !”
Il padrone del ristorante nel frattempo si era avvicinato anche lui alla ricerca della fonte del fetore . Quando si accorse che i pantaloni di don Gaetano era di due colori incominciò a ridere a crepapelle e con lui ridevano tutti i clienti del locale, prevalentemente napoletani.
Quando si calmò, chiamò con un imperioso gesto della mano un cameriere e disse :
“ Giovanotto, porta un paio di calzoni a don Gaetano…… ..”
“ Come li vuole, con la mozzarella ?”
“ Ma che hai capito ?Fammi finire ! Vai nel retrobottega e porta un paio dei miei pantaloni a don Gaetano che così va in bagno, si lava e si cambia ! Anzi, fai una cosa …..Portalo con te e fallo cambiare non nel bagno ma nel retrobottega altrimenti con la sua puzza stasera mi farà chiudere il locale “ Quando don Gaetano pallido come la morte si alzò per seguire il cameriere , il padrone del ristorante a voce alta , attirando l’attenzione di tutti nel locale , disse :
“ Il signor don Gaetano Donnarumma ……famoso guappo di Napoli , re di Forcella ……………si è cacato addosso ……per paura . Voi, don Gaetà, confermate ….vero?!”
Ogni difesa era crollata e Don Gaetano fece solo un cenno di assenso con il capo .
“ Andate, mi fate pena!”
Poi, dopo aver composto un numero al telefono disse :
“ L’operazione è annullata ! Il grande guappo don Gaetano Donnarumma si è ucciso da solo . Ha fatto in senso reale una fine di merda ! Si è cacato addosso per la paura ! Proprio così, si è cacato addosso e adesso che torna a Napoli per la strada lo prenderanno a pernacchi anche i ragazzini.

Uocchie de suonno , nire , appassionate
Ca de lu mmele la ducezza avite,
pecchè , cu sti guardate ca facite ,
vuie nu vrasiero mpietto m’appicciate ?

Salvatore Di Giacomo

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Discussione

Un commento per “Dal libro “Io Nord – Tu Sud”, “La pizza di pomodoro ed il camorrista” di Mario Paternuosto”

  1. Sembra di vivere la scena ed anche il turpiloquio è stemperato e si fa cettare per il luccichio dei colori delle scene. L’intreccio è impareggiabile e la conclusione del racconto assolutamente imprevedibile . Tutto orienta a una diminutio capitis definire dilettante l’autore. Risalta invero lo spirito sornione nell’interpretazione di una filosofia di vita che umanizza la figura del camorrista che di fronte alla morte imminente….ha una reazione da uomo comune.

    Scritto da carlo grimaldi | Luglio 24, 2010, 5:50 pm

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