Il pubblico ministero della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, Cesare Sirignano, ha chiesto pene severe per i presunti esecutori del delitto Nicola Falco avvenuto a Marcianise il 17 settembre del 2003. Il processo si è celebrato davanti alla terza corte di assise del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere presidente Elisabetta Garzo dove il pm titolare del’inchiesta ha formulato la sua requisitoria. Per Pasquale Aveta, trentunenne detenuto presso la Casa Circondariale di Santa Maria Capua Vetere assistito dall’avvocato Romolo Vignola, ha chiesto la massima pena l’ergastolo . Stessa pena per Gaetano Piccolo, quarantanovenne detenuto presso la Casa Circondariale di Opera di Milano, in regime di 41 bis assistitito dagli avvocati Angelo Raucci e Mariano Omarto . Per i collaboratori di giustizia Domenico Cuccaro, quarantaquattrenne detenuto presso la Casa Circondariale di Opera di Milano, in regime di 41 bis la pena è stata quantificata in 14 anni di reclusione. Uguale pena richiesta per Antonio Gerardi collaboratore di giustizia.
Si tratta di elementi di spicco del clan Belforte di Marcianise che sono stati ritenuti responsabili in concorso tra loro dell’omicidio premeditato in pregiudizio di Nicola Falco, organico all’opposto clan dei “Quaqquaroni”. L’omicidio sarebbe stato, infatti, commesso nell’ambito della faida tra i gruppi criminali dei Belforte detti “mazzacane” e dei Piccolo detti “quaqquaroni”, da anni in guerra per il predominio camorristico a Marcianise e nei comuni limitrofi. Verso le 9 di quel giorno, la vittima fu sorpresa dai killer all’interno di un’autofficina sita in via Musone a Marcianise, mentre si intratteneva a parlare con il titolare della stessa dove aveva in riparazione un’autovettura. Due killer, armati di pistola e col volto celato dal passamontagna, fecero irruzione nell’officina e simulando una rapina, esplosero numerosi colpi all’indirizzo del solo Falco, nonostante all’interno vi fossero anche altre persone. Dopo il delitto, i killer si allontanarono a bordo di un’autovettura Bmw 320, guidata da un altro complice. Successivamente, il mezzo fu rinvenuto completamente bruciato nei pressi della metano sud, risultata rapinata la sera precedente a Frattaminore da quattro uomini con il volto nascosto dal passamontagna. Le prime indagini svolte dalla Squadra mobile si erano subito indirizzate nei confronti di Antonio Gerardi, oggi collaboratore di giustizia, di Gaetano Piccolo e di altri appartenenti al clan Belforte ed oggi, con l’apporto probatorio fornito dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori, hanno ricevuto definitivo riscontro. Il processo è stato aggiornato al 28 gennaio 2009.
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