La Corte di Assise di Santa Maria Capua Vetere ha condananto all’ergastolo Giuseppe Iovinella, quale esecutore materiale e Bruno Buttone come mandante per l’omicidio di Francesco Moretta, ucciso con numerosi colpi di arma da fuoco il 26 agosto 1999 mentre conversava con un conoscente all’esterno della propria abitazione di Marcianise. Le accuse formulate sono concorso in omicidio aggravato, detenzione e porto in luogo pubblico di armi comuni da sparo e ricettazione con l’aggravante di avere agito per agevolare le attività dei clan camorristici Mazzacane-Belforte di Marcianise e Natale di Caivano. Condannato, inoltre, a 12 anni di reclusione anche il pentito Antonio Gerardi, in qualità di fiancheggiatore.
Le indagini condotte dalla Squadra Mobile dopo il delitto hanno permesso di ricondurre la matrice dell’assassinio alla guerra di camorra tra i componenti della famiglia Belforte e la consorteria “concorrente” dei Piccolo-Quaqquaroni per il predominio delle attività illecite. In particolare, è stato acclarato che la vittima, un geometra che lavorava nell’impresa edile del suocero, era molto vicino al clan Piccolo ed avrebbe partecipato alle attività preparatorie di un attentato mai portato a termine contro Domenico Belforte, capo dell’omonima cosca. L’assassinio sarebbe stato pianificato dal Buttone per vendicare i suoi familiari, i Belforte appunto, dopo aver appreso che Moretta aveva fatto parte del gruppo che, nel giugno ‘98, si era recato a Monza per tentare di uccidere Domenico Belforte.
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