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Cronaca

Energia elettrica “a scrocco” e furto al Decathlon: 2 arresti

Nel pomeriggio di ieri, alle ore 16.00, a Marcianise i carabinieri hanno arrestato in flagranza per “furto aggravato” il 31enne M.R. Nel corso di un accurato sopralluogo effettuato con ausilio di personale dell’Enel di Caserta, e’ stato accertato un allaccio abusivo sulla linea di alimentazione elettrica relativa all’abitazione del predetto che, dopo le formalità di rito, e’stato sottoposto agli arresti domiciliari in attesa del giudizio direttissimo previsto per la mattinata di domani.
Sempre ieri, alle ore 16.30 circa, è stato arrestato in flagranza per “furto aggravato” il 34enne ucraino Maslanih Nicola, in Italia senza fissa dimora. E’ stato sorpreso mentre asportava capi d’abbigliamento all’interno del negozio di articoli sportivi “Decathlon” nei pressi del centro commerciale “Campania”. La refurtiva e’ stata recuperata e restituita al proprietario. Anche nei suoi confronti sara’ celebrato il processo con rito direttissimo nella mattinata di oggi.

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Discussione

10 commenti per “Energia elettrica “a scrocco” e furto al Decathlon: 2 arresti”

  1. Come mai del 34enne ukraino ladro in decathlon avete riportato nome e cognome e del 31enne ( che suppongo sia italiano ) ladro “energetico” solo le iniziali ? Ci sarà del razzismo sotto? Sarà che i ladri di “casa” sono migliori di quelli “stranieri” ? Servirà anche questo ad avvalorare la tesi che gli stranieri rubano e gli italiani prendono solo in prestito ? Dal mio punto di vista un reato é reato e cio’ chiunque lo commetta e di qualsiasi nazionalità esso sia. Devo constatare che la pratica sportiva di enfatizzare i reati commessi da extracomunitari e affini va molto di moda sui mezzi di informazione mentre i crimini commessi da italiani sono sempre ridotti all’osso per non dare nell’occhio. Complimenti !

    Scritto da LupinIII | Luglio 1, 2009, 11:28 am
  2. Il comunicato dei carabinieri è stato così inviato e tal quale riproposto.

    Scritto da Redazione | Luglio 1, 2009, 12:07 pm
  3. DALLA PARTE DI CHI RUBA NEI SUPERMERCATI O DI CHI LI HA COSTRUITI?
    La povertà e il giornalismo obiettivo sono un lusso. Un’informazione diramata con i dovuti crismi deontologici avrebbe ascoltato anche l’altra campana: M.R. ha approfittato dell’ENEL perchè è un furbacchione o perchè è un morto di fame? Maslanih Nicola ( suppongo che sia stato riportato prima il cognome e poi il nome: è giusto, si tratta di un pericolosissimo criminale straniero senza fissa dimora! ) ha taccheggiato perchè gli serviva un completino nuovo per il torneo di calcetto o perchè non possiede di che vestire?

    Scritto da Il Bastonatore | Luglio 1, 2009, 1:14 pm
  4. Ma la saggezza giornalistica doveva farvi riproporre le iniziali per entrambi, italiani, comunitari o stranieri, bianchi, gialli o neri, cattolici, protestanti, musulmani o atei: accettate il rimbrotto senza fatica, anche questo è buon segno democratico e soprattutto di cordialità! A proposito, vi piace il gruppo su Facebook ……? Cordialmente.

    Scritto da Pierino Gentile | Luglio 1, 2009, 2:11 pm
  5. in ogni caso , rubare è un peccato mortale . i clandestini , specie se irregolari e giudicati colpevoli di reato , vanno espulsi . gli italiani , invece , in galera . prima che la loro azione si sposti nei nostri appartamenti . chiediamo un maggior controllo da parte delle forze di polizia e una azione incisiva della magistratura che agisca in tempi rapidi . basta con questo moralismo e le indagini sulle prostitute ad alto bordo .i cittadini e la collettività vanno tutelati . vogliamo una giustizia seria ed affidabile !!! e poi non è necessario vivere con la corrente elettrica e le antenne satellitari , eroico bastonatore . ce lo dimostri tu stesso vivendo in una mitica grotta .
    w il processo riformatore della giustizia di silvio !!! w il foglio di via !!! w lw espulsioni con il cartellino rosso !!!! w l’arbitro lo bello !!!

    Scritto da marcianise s'è desta | Luglio 1, 2009, 4:08 pm
  6. Ma smettetela con i falsi moralismi.
    Chi sbaglia paga che sia italiano o no.
    Questo razzismo al contrario comincia a diventare un pò noioso.
    Welcome a chi viene in italia per lavorare e accettare i nostri usi e costumi.
    Agli altri meglio far capire che questo non è il paese dei “fessi”

    Scritto da Masaniello | Luglio 1, 2009, 4:21 pm
  7. Ci sono due possibilità: 1) io mi sono espresso male 2) non tutti hanno letto attentamente. Prendo atto della replica della Redazione, puntuale precisa e concisa. La cosa che rende ancor più merito alla Redazione è il non aver censurato un commento polemico ma averlo trasparentemente pubblicato e poi giustamente replicato. Stavolta i complimenti ve li faccio non polemici!!! Faccio osservare, però, a chi dovesse essere stato tratto in inganno dalla mia incapacità di scrivente che se anche mi fossi espresso male da nessuna parte è scritto povero ukraino liberatelo! Un reato è un reato e va giustamente punito e se il signorino è pure irregolare che sia espulso (personalmente il viaggio lo farei pagare a lui medesimo e non me lo accollerei come Stato). Quello che mi colpiva era la disparità che, troppo spesso ultimamente, si manifesta sui mezzi d’informazione tra il delinquente nostrano e quello d’importazione. Non che la Redazione sia responsabile dell’intero panorama informativo, per carità, ma che iniziasse ad allinearsi mi preoccupava un po’. Buon lavoro !

    Scritto da lupinIII | Luglio 1, 2009, 8:15 pm
  8. e no, caro masaniello, questo non è il paese dei fessi, anzi è il paese dei più furbi del creato. e ch’è?! ce lo scordiamo che l’italica furbizia è quella che consente a gran parte di tutti noi di galleggiare, di procedere a vista, di arrangiarsi (nobile arte tutta made in italy) mentre i furbissimi filano come pazzi, emergono, hanno successo e vengono emulati stimolando il grado di furbizia in tutti, proprio tutti, gli altri.
    comunque, da osservatore (ruolo concessomi dal grande stan lee) constato che i migranti (e già questo termine racchiude in sè tanta sofferenza) che si avvicinano al nostro benessere (?) con la presunta intenzione di delinquere trovano qui da noi i presupposti per farlo, se non l’autorizzazione e la spinta da parte dei nostri, questi sì organizzati e capaci, soprattutto i sistemi di camorra e mafia, di negarne letteralmente l’esistenza se non facessero loro comodo.
    comunque vedila come vuoi tanto sei solo un furbo tra i tanti.
    salut’ dicono i friulani

    Scritto da fossifoco | Luglio 2, 2009, 12:47 am
  9. QUANDO I CLANDESTINI ERAVAMO NOI: NON MERITA DI AVERE UN FUTURO “UN POPOLO CHE DIMENTICA IL PROPRIO PASSATO”
    Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro. I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali”. “Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano purchè le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell’Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione”.

    Da una relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre 1912.

    Non ci andava meglio in Svizzera, negli anni ’70 con i leader che scrivevano: “Le mogli e i bambini degli immigrati? Sono braccia morte che pesano sulle nostre spalle. Che minacciano nello spettro d’una congiuntura lo stesso benessere dei cittadini. Dobbiamo liberarci del fardello». «Dobbiamo respingere dalla nostra comunità quegli immigrati che abbiamo chiamato per i lavori più umili e che nel giro di pochi anni, o di una generazione, dopo il primo smarrimento, si guardano attorno e migliorano la loro posizione sociale. Scalano i posti più comodi, studiano, s’ingegnano: mettono addirittura in crisi la tranquillità dell’operaio svizzero medio, che resta inchiodato al suo sgabello con davanti, magari in poltrona, l’ex guitto italiano».

    In quegli anni – ieri rispetto alla Storia – in Svizzera c’erano circa 30.000 bambini italiani clandestini, portati di nascosto dai genitori siciliani e veneti, calabresi e lombardi, a dispetto delle rigorose leggi elvetiche contro i ricongiungimenti familiari, genitori terrorizzati dalle denunce dei vicini che raccomandavano perciò ai loro bambini: non fare rumore, non ridere, non giocare, non piangere.

    Prima degli anni ’50 gli italiani andavano a Bucarest per lavorare nelle fabbriche e nelle miniere e alla scadenza del permesso di soggiorno restavano in Romania, clandestini. Nel 1942 il Ministro dell’Interno fu costretto ad inviare a tutti i Questori una circolare con la quale li si invitava a non far espatriare gli italiani in Romania.

    In India, nel 1893, il console italiano scriveva a Roma per dire che in quella città tutti quelli che sfruttavano la prostituzione venivano chiamati “italiani”.

    Tra la prima e la seconda guerra mondiale molti italiani andavano in America con passaporti falsi o biglietti inviati da pseudo parenti italo americani. In realtà una volta sbarcati li attendevano turni di lavoro massacranti perché ripagassero, senza stipendio, il costo di quel viaggio della speranza.

    Non sono aneddoti. E’ storia, tratta dalla Mostra “Tracce dell’emigrazione parmense e italiana fra il XVI e XX secolo” (Parma, 15 aprile 2009).

    Gian Antonio Stella, nel suo bellissimo libro “Quando gli albanesi eravamo noi”, ci ricorda che “….Quando si parla d’immigrazione italiana si pensa solo agli ’zii d’America’, arricchiti e vincenti, ma nessuno vuole sapere che la percentuale di analfabeti tra gli italiani immigrati nel 1910 negli USA era del 71% o che gli italiani costituivano la maggioranza degli stranieri arrestati per omicidio” o ancora che il primo attentato nella storia con un’auto imbottita di esplosivo è stato fatto a New York, non da terroristi ma da criminali italiani contro una banda avversaria.

    Forse ci ricordano che la nostra Terra gira, gira velocemente nello spazio e nel tempo creando nuovi ricchi ed ammassando nuovi poveri. I ruoli si invertono ma i clandestini restano anche se hanno un colore diverso. Fuggono da Paesi in cui l’unica prospettiva è morire per fame o morire per guerre volute da altri. Ed allora questa gente può solo correre, correre, correre impazzita verso il nord, verso il mediterraneo, verso quelli che credono essere orizzonti migliori.

    Scritto da Il Bastonatore | Luglio 4, 2009, 7:41 pm
  10. Caro Peppe Bastonatore grazie per la pillola di storia,ho letto quel libro…….ed è tutto vero ,quando noi eravamo gli albanesi…….è il cinema italiano ne è pieno di esempi………chi si ricorda quel film di Alberto Sordi quando fa la parte di un emigrato italiano in Australia?Oppure Il Verdone del Bianco Rosso e Verdone che dalla Germania torna a votare nel suo paesello in provincia di Matera ,basta che attraversò solo il confine che gli capitarono mille peripezie……Ecco…..la sintesi siamo un popolo con memoria corta….tendiamo a dimenticare tutto e subito e non ci piace fare le differenze col nostro passato……..le evitiamo ,accuratamente isoliamo i nostri ricordi….fatto di miseria,tanta emigrazione e sopratutto fatto di tanti sacrifici dei nostri avi per darci questa comodità che oggi tutti abbiamo…..Non dimentichiamo ciò che siamo stati ,perchè i nuovi disperati di oggi sono la nostra copia di 50 anni fa……….Ecco perchè oggi vedo in maniera stupida ronde,leggi sull’immigrazione e quanto altro…..perchè si alimenta solo l’odio e la decrescita di un Paese già in netto declino rispetto alle latre Democrazie europee…….e sopratutto continuo a ripetere che anche La Chiesa come sempre ha le sue colpe………NOn dimentichiamoci delle leggi razziali e cosa la Chiesa non avrebbe fatto per quanto riguarda i campi di concentramento.

    Scritto da Pasquale Gentile | Luglio 5, 2009, 11:20 am

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