♠ Spoil-System e city manager: ecco il piano del centrodestra
La neo maggiornaza al Comune di Marcianse sarebbe intenzionata a mettere mano ad una riorganizzazione degli uffici comunali a partire dal segretario comunale, passando per i dirigenti di settore, fino ad andare a modificare assetti organizzativi all’interno di ogni singolo ufficio comunale. Il tutto passerebbe attraverso l’inserimento di un “city manager” che dovrebbe coordinare tutta la macchina amministrativa. Per quanto riguarda quest’ultima figura, più volte in campagna elettorale è circolato il nome dell’ex capogruppo Udc Giacomo Tartaglione, fedelissimo del deputato Domenico Zinzi. Il piano sarebbe facilitato dal fatto che almeno 2 dirigenti (Francesco De Lisi e Angelo Piccolo) più il segretario comunale Lugi Zampella, avrebbero già formalizzato la loro richiesta di congedo per la data del 1 Gennaio 2010. Inoltre, sin da subito, si potrebbe, in teoria, provvedere alla sostituzione del dirigente dell’Ufficio Suap fino a qualche mese fa occupata dall’Ingegnere Emanuele Bernardi. Gli unici a rimanere a loro posto dovrebbero essere Angelo Laviscio e Salvatore Zinzi.
Purtroppo, però, questa riorganizzazione potrebbe essere ostacolata dal fatto che il Comune di Marcianise, durante il commissariamento, non ha rispettato il Patto di Stabilità. Il non rispetto di questo vincolo di bilancio, dovuto paradossalmente all’incasso di introiti straordinari da parte dell’Ente di Piazza Umberto I, bloccherebbe la possibilità di effettuare collaborazioni con figure professionali esterne rimandando, inevitabilmente, l’attuazione dello Spoil-System.
♥ Camera Penale: Amodio batte Garofalo
La Camera Penale di Santa Maria Capua Vetere è stata protagonista di una querelle nei confronti dello scrittore Roberto Saviano. Tutto nasce da un passo contenuto nelle pagine del nuovo libro dello scrittore anticamorra “La bellezza e l’inferno”. Il libro riporta una lettera aperta pubblicata su “La Repubblica” nel settembre del 2008 in cui l’autore, nel rivolgersi ai cittadini onesti di Casal di Principe, testualmente recita a pagina 28: «…Siete fieri di vivere nel territorio con i più grandi centri commerciali del mondo e insieme uno dei più alti tassi di povertà? Di passare il tempo nei locali gestiti o autorizzati da loro? Di sedervi al bar vicino ai loro figli, ai figli dei loro avvocati, dei loro colletti bianchi? E magari li considerate simpatici e innocenti, tutto sommato persone gradevoli, perché loro in fondo sono solo ragazzi, che colpa hanno dei loro padri?».
Il giorno primo luglio la Camera Penale del Foro Sammaritano presieduta dall’avvocato Camillo Irace, si è riunita per stabilire quali azioni intraprendere nei confronti di Saviano. Sono state presentate due mozioni: una dall’avvocato ed ex presidente del consiglio comunale di Marcianise Gabriele Amodio tendente ad avere una maggiore incisività mediatica ma anche intraprendere le opportune iniziative a tutela della onorabilità e della dignità degli avvocati e del diritto di difesa, costituzionalmente garantito a tutti i cittadini, l’altra invece quella dell’avvocato Giuseppe Garofalo tendente ad essere incisiva su un’azione penale nei confronti dello scrittore. Alla fine la più votata è stata quella di Amodio con 28 voti, mentre quella di Garofalo ha ottenuto 20 voti.
♦ Trashopolis lancia Pino Di Maio
Sulla rete, come nella vita, è possibile incontrare personaggi cosiddetti “sui generis”. E’ sicuramente il caso di Pino di Maio, che come ci descrive il sito blog dedicato alla “perdizione” Trashopolis (http://www.trashopolis.com) è un cantante napoletano, regista indipendente, autore di horror e polizieschi, scrittore. Trashopolis ha inviato i suoi corrispondenti Kuros e Fran ad intervistare Di Maio nella sua casa di Marcianise in via F.lli Rossetti, alle spalle della Ferrovia in zona “all’atto o’ messico”. Guardatevi il trailer dell’intervista (http://www.youtube.com/watch?v=1waU41maSkc&feature=player_embedded) e prendete dimestichezza con il personaggio visitando il sito www.pinodimaio.com.
♣ Don Agostino, la Parrocchia e lo sfratto
In un artcolo a firma Marco Russo, pubblicato su questo giornale, si faceva riferimento ad uno sfratto esecutivo nei confronti di una famiglia che occupa, a quanto pare abusivamente, dei locali di proprietà della Curia Arcivescovile di Capua in affidamento alla Parrocchia di S. Maria della Sanità. Ne è nato un acceso dibattito tra quanti sostenevano e sostengono che la Chiesa debba svolgere fino in fondo la missione cristiana di carità evitando così lo sfratto ad una famiglia che versa in uno stato di povertà, e quanti, al contrario, ritengono che la famiglia in questione abbia approfittato già troppo della benevolenza della comunità cristiana dei fedeli della parrocchia. Per “amore di verità” è intervenuto sulla vicenda l’attuale parroco della chiesa, Don Agostino Albano, che armatosi di carta e penna ha scritto una lunghissima missiva dal titolo “Quando ad essere sfrattato è Dio stesso” indirizzata ai propri parrocchiani con l’intendo di chiarire una volta e per tutte la vicenda. “L’immobile -spiega il parroco- fu donato alla parrocchia in questione dal compianto Don Aniello Calcara con atto notarile del 23/09/1989. La destinazione dell’immobile è quella di “assistenza, educazione, istruzione, studio, religione o pubblica utilità e cioè per i fini istituzionali della Parrocchia”". La mancanza della disponibilità di quest’immobile – spiega Don Agostino – impedisce alla parrocchia di avere un vero e proprio oratorio e di accedere ai fondi messi a disposizione della Conferenza Episcopale Italiana con l’8 per mille per attrezzarlo adeguatamente e metterlo a disposizione dei fedeli a partire dai giovani. Il parroco, infine, elenca le innumerevoli offerte, fatte sia dalla Curia che dal Comune di Marcianise, alla famiglia per convincerli a liberare consensualmente il fabbricato in questione. Tentativi, questi ultimi, che non hanno sortito effetto positivo e che ha costretto il parroco e la Curia ad addivenire alla procedura di sfratto esecutivo.
In questa sezione dedicata alla giustizia . un consiglio per gli acquisti .
È uscito il nuovo libro di Stefano Livadiotti “Magistrati – l’ultracasta” (Grandi PasSaggi Bompiani, 259 pagine, 17 euro). È un’indagine sulla categoria dei giudici e dei pubblici ministeri, che l’Autore definisce ”la madre di tutte le caste”: 9.116 uomini che controllano l’Italia con gli scandalosi meccanismi di carriera, tipendi e pensioni d’oro, i ricchi incarichi extragiudiziari, l’incredibile monte-ferie, i benefit. Pubblichiamo una parte dell’introduzione e del capitolo intitolato ”Gli impuniti”.
di Stefano Livadiotti
Secondo le rilevazioni per il 2008 di Eurobarometro, il 31% degli italiani ha fiducia nel sistema giudiziario nazionale (contro l’83% dei danesi, il 55% degli spagnoli e il 49% degli inglesi). È un dato che si colloca 15 punti al di sotto della media dell’Unione europea, pari al 46%. E che rischia di scendere ancora: un sondaggio elaborato di nuovo dall’Ispo, e pubblicato sul Corriere della Sera del 21 dicembre 2008, dice che un italiano su tre ammette di aver perso ulteriormente fiducia nella magistratura. Una débacle che poco più di un mese dopo, all’inaugurazione dell’anno giudiziario 2009, lo stesso presidente della Suprema corte di cassazione non ha potuto ignorare: «Proprio perché non deve trattarsi di un potere autoreferenziale, la magistratura italiana non può ignorare tra i molteplici effetti esterni del suo operato il forte calo di fiducia non solo internazionale, ma ora anche interno nei suoi confronti».
(…) I numeri parlano chiaro. Quelli raccolti da Daniela Cavallini, ricercatrice in ordinamento giudiziario nell’agguerrito team bolognese di Di Federico, si riferiscono al periodo 1999-2006. E parlano di 1.004 procedimenti disciplinari. 812, pari all’80,9%, sono finiti a tarallucci e vino: con l’assoluzione o il proscioglimento. 126 con l’ammonizione, ossia un buffetto sulla guancia del magistrato. 38 con la censura, che equivale a una lavata di testa. Solo 22 con la perdita di anzianità (che si traduce in un rallentamento della carriera). Appena 2 con la rimozione e 4 con la destituzione (risultati in linea con quelli di un’altra ricerca della stessa autrice, limitata ai procedimenti per ritardi tra il 1995 e il 2002: 251 alla sbarra e 55 ritenuti responsabili, con una sola condanna alle sanzioni più gravi). Senza considerare che uno stesso giudice o Pm può essere stato incolpato più volte, vuol dire che una toga ha 2,1 possibilità su 100 di incappare in una condanna. E anche che negli otto anni oggetto di studio della Cavallini a rimetterci la poltrona è stato solo lo 0,065% dei magistrati (…)
«Giuro di essere fedele alla Repubblica italiana e al suo capo, di osservare lealmente le leggi dello Stato, e di adempire con coscienza i doveri inerenti al mio ufficio». È la formula di rito che tutti i magistrati ordinari pronunciano al termine del tirocinio. Poi, però, se ne dimenticano quasi subito. Almeno a giudicare dalla banca dati della sezione disciplinare. Che, a saper dove mettere le mani, è una vera miniera d’oro. Dentro c’è di tutto. Una via di mezzo tra uno schiocchezzaio d’autore e un campionario di miserie umane, quando non di vere e proprie malefatte.
C’è, per esempio, la storia, che risale agli anni Settanta, del magistrato uscito di senno. «Dava in escandescenze verbali nei riguardi degli avvocati, manifestando così segni evidenti di alterazione delle facoltà mentali». Dichiarava, testuale: «Il santo ha detto che oggi vi sono schiaffoni per tutti». Poi, «si alzava stiracchiando le braccia e dichiarava che l’udienza era interrotta, avendo egli bisogno di riposarsi». E ancora: entrava nell’ufficio del suo capo esclamando: «A noi le femmine belle e schiaffoni per tutti», e avanzava «proposte oscene a una signora per bene». Le indagini rivelarono che frequentava una libreria specializzata in testi di magia nera, spiritismo, cartomanzia, parapsicologia e occultismo, dove teneva pubblicamente «discorsi incoerenti, attirando l’attenzione dei presenti, i quali, lontani da ogni senso morale, si prendevano gioco di lui». Non è dato sapere cosa gli avesse riservato la vita. Quel che è certo, il pover’uomo era matto come un cavallo matto. Pericoloso per sé e, soprattutto, per gli altri. Da tenere, comunque, ben alla larga dagli uffici di un tribunale. Tanto che perfino la sezione disciplinare del Csm s’era infine convinta della necessità di ricorrere alla sua dispensa. Ebbene, il magistrato in questione ha cessato di far parte dell’ordine giudiziario solo nel 1980. E non perché, sia pure con un ritardo di dieci-anni-dieci, fosse finalmente arrivata la non certo complessa sentenza. Molto più semplicemente, perché, in base a chissà cosa gli frullava nel cervello, aveva deciso lui di dimettersi.
w l’elezione diretta dei giudici !!!! w la separazione delle carriere !!! w il processo riformatore della giustizia !!!w il nuovo processo civile che entra in vigore da oggi !!!!
Il presente volantino sarà distribuito domenica in Piazza.
Può essere una riflessione su ” La parrocchia e lo sfratto”.
Il Vangelo non è un pastrocchio!
Nella storia della Chiesa ci sono state sempre due facce, che Manzoni ha ben rappresentato ne “I promessi sposi” con le figure di Fra Cristoforo e Don Abbondio.
La prima è la chiesa del coraggio, della fede, del popolo: la chiesa del Vangelo.
La seconda è la chiesa delle convenzioni, delle paure, degli orpelli e del potere: la chiesa della liturgia.
Queste due rappresentazioni della “ Madre de’ Santi” continuano a fronteggiarsi e, col secolare scontro, come nel tiro della fune, hanno finito per tenere ferma, al centro della lotta, la completa applicazione del Vangelo.
Non c’è bisogno di scomodare i sacri testi, le agiografie, la storia e la narrativa per l’oggettivo riscontro di queste due facce: le cogliamo anche nelle quotidianità dei rappresentanti ufficiali della nostra “Chiesa del Dio vivente”.
Beate quelle comunità che hanno avuto la fortuna di avere come pastori i rappresentanti della prima chiesa.
Marcianise, per come sono andate e vanno le cose, non si può dire molto fortunata.
Beati possono ritenersi, da noi, solo gli amanti della liturgia: processioni a iosa ed il popolo, abituato a questo imperante paganesimo, vi partecipa ilare e commosso.
La dottrina sociale della Chiesa è parzialmente ignorata ed i pochi parroci che la praticano non hanno vita facile.
Per lo più le omelie si soffermano sull’interpretazione di passi del Vangelo, che non trovano quasi mai rispondenza della vita reale del popolo; il panegirico la fa da padrone.
Per questa fredda ed apatica interpretazione del Vangelo vi potrà accadere di sentire, da un piissimo fedele o da un assiduo frequentatore di tutte le cerimonie liturgiche, che gli extracomunitari vanno perseguiti con leggi dure e cacciati dal nostro Paese.
E sono ancora vivi gli strascichi della notizia secondo cui un prete di Marcianise chiese al giudice lo sfratto di una famiglia disastrata da un’abitazione della parrocchia.
Il sacerdote si è difeso, invocando contratti, testamenti, lapidi, convenzioni, tradizioni, difficoltà, legge e burocrazia, ignorando, però, che il Vangelo, quando si tratta di aiutare il proprio simile, queste “ragioni” le ritiene solo un pastrocchio.
Per fortuna anche la nostra comunità è debolmente illuminata dalla luce del Vangelo, anche se con bagliori intermittenti, per le oggettive difficoltà , con la presenza dell’Ordine francescano.
Guidata dall’instancabile padre Michele Santoro, la esigua Fraternità accoglie diseredati, extracomunitari e disabili; li rifocilla e li conforta; offre spazi a ragazzi, vocianti e spensierati, che trovano modo di intrattenersi nel convento con attività ludiche, magistralmente tendenti alla loro formazione civile, morale e religiosa.
Questa incommensurabile “ ricchezza” é offerta alla nostra comunità, nonostante la quasi indifferenza della politica e delle pubbliche istituzioni.
E il Vangelo, per essere tale, non si agita, non strepita … fa solo il Vangelo!
Alberto Marino
e ora una bella lezione sul realismo per il nostro Albertone nazionale .un contro volantino firmato non da noi , ma che noi abbiamo sempre condiviso . a parlare è vittorio messori .
” ricordiamoci della più importante delle virtù , il realismo. e ricordiamoci che se la chiesa fa bene a invitare alla misericordia e all’accoglienza verso tutti , gli Stati devono pensare innanzitutto ai loro cittadini e devono cercare di governare questo fenomeno globale della migrazione .”
ancora , sul compito dello stato : ” credo che valga per lo Stato ciò che vale innanzitutto per se stessi . la prima carità è quella verso se stessi . non è possibile amare gli altri se non amiamo noi stessi . ora , gli Stati , prima di pensare agli altri ,devono pensare ai propri cittadini , alla loro vita , al loro lavoro , alla loro sicurezza. è un dovere che incombe . un certo ” estremismo ” delle virtù appartiene ad alcuni grandi santi .”
ricordiamo , inoltre che il vaticano ha preso le distanze dall’arcivescovo Marchetto che ieri si dichiarava triste e dispiaciuto per il pacchetto sicurezza del nostro governo. quando è a parlare un singolo prelato , egli non ha il carisma dell’infallibilità ( nemmeno il papa lo detiene )
Chi è vittorio messori
Nell’ottobre 1993, a Messori venne chiesto di intervistare Giovanni Paolo II in occasione dei quindici anni di pontificato, prima intervista della storia a un pontefice. Messori espresse al Papa le sue perplessità sull’opportunità di una simile operazione: «Santità, abbiamo bisogno di un Papa, di un maestro che ci guidi, non di un’opinionista televisivo. Questa non è la crisi della Chiesa. È la crisi della fede: non si crede più»; la risposta fu: «Non sono d’accordo con lei!»[4].
Le domande riguardavano le basi della fede, il rapporto con le altre religioni, l’avvenire del Vangelo[9].
Il libro valse a Messori il Premio Nazionale al Merito della Cultura Cattolica del 1994. Nel 1995 uscì il terzo volume della collana Vivaio, Le Cose della Vita.
In conclusione : W san Alberto !!! w san Santoro !!! W isanti e tutti quanti !!!!
CARO IGNOTO PROTO DI CAFFE’ PROCOPE, MA CHI CREDI DI ESSERE QUANDO FAI QUESTI TITOLI A SFOTTO’?
SAI, RIDICOLIZZI SOLO QUANTO HAI COSTRUITO CON QUESTO BLOG.
SAREBBE OPPORTUNO CHE TI MISURASSI, NON CON IL TUO METRO, MA CON QUELLO DELLA MAGGIOR PARTE DEI TUOI LETTORI.
NEMMENO SAI LO SQUALLORE CHE SI PROVA LEGGENDO “Acchiapapeppe ..” o “Paparacchiò” e simili.
IN UNA REALTA’ COSI’ COMPLESSA…
Vorrei replicare all’articolo scritto su Don Agostino Albano, il parroco di Santa Maria della Sanità. La famiglia in questione, che si rifiuta di abbandonare lo stabile della parrocchia è una famiglia che è si povera ma per scelta propria. Gli sono state fatte molte offerte di lavoro, ma le rifiutano perchè magari devono fare un pò di strada a piedi, però sanno presentarsi nelle case delle persone anche a 50 km di distanza per chiedere i viveri. Gli sono stati offerti degli stabili in cui dimorare ma niente. Non vogliono ne trasferirsi ne lavorare per mantenersi. Mi chiedo, la carità che chiedono venga usata nei loro confronti non sa di dispetto e sfruttamento della comunità parrocchiale? E poi è bello che durante le celebrazioni liturgiche queste persone scendono in cortile e bestemmiano? A me sembra più un dispetto nei confronti del parroco che invece bisognosi di casa e viveri. A mio parere è tutto molto giusto. Don Agostino continua così.