“Noi non dimentichiamo i nostri eroi”, sembra una frase stereotipata che poi in pratica viene regolarmente dimenticata, ma non è così. E a riprova di ciò c’è la testimonianza di un arzillo “giovanotto” di appena 94 anni, da alcuni giorni ricoverato presso l’ospedale civile di Caserta. Mercoledì e ieri, alcuni bersaglieri dell’8^ Reggimento di Caserta, con in testa il Comandante, Colonnello Stefano Del Col, sono andati a trovare il fante Giovanni Mangiacapre di anni 94 residente a Marcianise, soldato che ha combattuto ad El Alamein, e poi fatto prigioniero dagli angloamericani. Il novantatreenne fante, al rientro in patria dopo tre anni di prigionia nei P.O.W. (campi di prigionia), nella vita civile ha lavorato come operaio in una impresa edile. Mercoledì in mattinata una delegazione della Brigata “Garibaldi” ha consegnato un piccolo ricordo dei bersaglieri, felicissimo del colloquio avuto con il Colonnello Del Col, nel corso del quale ha ricordato la grande battaglia, ancora viva nei ricordi del militare.
Nunzio De Pinto
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Onore e rispetto per i reduci della battaglia di El Alamein.
Giusto per avere una valutazione -seppur superficiale ed per forza di cose incompleta- dell’intesità degli scontri e del valore dei soldati italiani (i bersaglieri ed i paracadutisti della “Folgore”) gli americani ebbero a dire che se gli italiani avessero avuto i loro mezzi, “…..ci avrebbero rovesciati come guanti…!”
Onore al fante GIOVANNI MANGIACAPRE e a tutti coloro che non fecero più ritorno da quel deserto, furono i veri guerrieri della II guerra mondiale, da soli e con poche armi tennero testa al più grande esercito mai sceso in campo. ERANO ITALIANI
Se facciamo parlare il fante Mangiacapra,al quale dobbiamo rispetto e riconoscenza, certamente ci dirà che quella battaglia, nella quale sono tanti suoi compagni, non l’avrebbe voluta!
Beati quei popoli che non hanno bisogno di eroi.( B. Brecht)
Alberto Marino
Eroici tutti gli italiani a El Alamein; parteciparono i migliori, i paracadutisti della Folgore preparati per l’assalto a Malta, i carristi dell’Ariete,camicie nere, volontari spesso poco più che ragazzi.
Immancabile ed inevitabile il commento del prof. Marino, che ci ricorda che la guerra è cosa cattiva, come se qualcuno l’avesse glorificata.
Per fortuna riconosce rispetto e riconoscenza; per anni i reduci, specie della II guerra, quella cattiva e fascista, sono stati insultati o tacciati di vigliaccheria, gli eccidi dei nostri soldati taciuti, il ruolo del rinato esercito eroicamente cobelligerante misconosciuto.